lunedì 9 maggio 2016

Presidente Renzi, si corregga per favore: l'emigrazione dei giovani non è "retorica"

Matteo Renzi, sia al ritorno dal viaggio negli USA che un mese dopo in tv  (ospite di Fabio Fazio domenica 8 maggio), ha usato un termine alquanto improprio, quando non  irriguardoso verso gli interessati, parlando di "retorica trita e ritria dei cervelli in fuga".
Probabilmente il Presidente del Consiglio non è sufficientemente informato, in tale caso prenda gli opportuni provvedimenti.
Premesso che non di "cervelli" si deve parlare, bensì di "TALENTI", il confinare a retorica una situazione di estrema gravità (peraltro ben stigmatizzata anche dal Fatto Quotidiano) vuole dire non  avere compreso a fondo il problema. E la "non comprensione" è data, per esempio, dall'annuncio di stanziamenti per la ricerca per fare entrare i ricercatori dall'estero, italiani e non.
Che la ricerca in Italia abbia bisogno di sostegni pubblici e privati è fuori di dubbio, ma che senso ha finanziare un settore se poi non si organizzano le strutture? Si dimentica che abbiamo 66mila precari nelle nostre università (fonte Tecnica dell Scuola)
Ciò detto pongo un esempio: che senso ha fare più bella la stalla, farvi entrare ancora più vitelli se poi non c'è un  bravo stalliere a gestirli, leggi pure motivarli?
I nostri giovani che vanno all'estero non sono quasi mai di fresca laurea; infatti, fatta eccezione per gli stagisti, li vogliono capaci, con esperienza e, giustamente, li pagano adeguatamente. Quindi se lasciano l'Italia è perchè qui non hanno prospettive, motivazioni, riconoscimenti.
 L'emigrazione di nostri giovani, veri e propri talenti che si mettono in gioco sfidando difficoltà che non tutti i nostri governanti conoscono come si dovrebbe (ah, quanto mi rode ricordare ancora quando una ministra li definì choosy), non tocca solo la Ricerca che ne vede partire 3mila all'anno su una quota che ormai tocca i 100mila emigranti. Abbiamo imprenditori che fuggono dalla nostra burocrazia, fior di esperti in Economia, Finanza, Informatica che, grazie alle loro capacità, stanno facendo la ricchezza di aziende estere e, conseguentemente, dei Paesi che li ospitano.
Ecco, facciamo rientrare questi talenti dall'estero e poniamoli in posti chiave dello Stato e poi ne vedremo i risultati, saranno certo buoni risultati.

p.s. il quarantenne Prof Guido Menzio era, ai più, uno sconosciuto matematico prima che una passeggera del volo Amer. Airlines 3950 lo equivocasse come terrorista. L'episodio, davvero sconcertante, ci ha almeno permesso di conoscerlo meglio: vive negli USA e ha insegnato nelle università di Princeton, Stanford, Columbia, Pennsylvania.... Anche lui nella "retorica" dei - cosiddetti - cervelli in fuga? 



1 commento:

  1. meno male che non sono l'unico a pensare chi il Presidente Renzi non abbia uno staff sufficientemente informato oppure è un gioco politico strategico per non so quale fine

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