lunedì 31 dicembre 2018

Indimenticabile MIRKO TREMAGLIA

Mirko TREMAGLIA (foto da La Voce di New York)

L'apporto di Mirko Tremaglia al valore dell'Italianità nel mondo e, ancor di più, alla possibilità che i nostri Emigranti potessero votare, deve restare tangibile. Quel suo sogno si realizzò nel 2001
Giusto 50 anni fa fondava i CTIM, Comitati Tricolore Italiani nel mondo, ma il 30 dicembre 2011 ci lasciava dopo aver creduto fino in fondo, e con ammirevole coerenza, nelle proprie idee.
A lui l'affettuoso tributo di riconoscenza degli Italiani all'estero ...e non solo.

vedi anche unavaligiadisperanze.blogspot.it 


giovedì 27 dicembre 2018

Siamo tutti Koulibaly

Ci voleva Inter-Napoli di mercoledì 26 dicembre per capire che è sempre più netto il divario tra gli imbecilli da stadio e la schiera dei tifosi.
La dimostrazione arrivata all'80' mentre si è ancora sullo 0-0:  il difensore napoletano Koulibaly viene ammonito per fallo sul nerazzurro Politano,  dalla curva interista piovono ululati ed insulti al giocatore azzurro di origine senegalese, cori che si erano già registrati al 20' e al 33', tanto che lo speaker di San Siro aveva ammonito sulla possibilità di sospensione della partita.
Grida che hanno oltraggiato tutti coloro che vedono nel calcio un gioco, una gara che, seppur dai rilevanti risultati, mi si perdoni l'utopia, deve essere un leale confronto tra 22 atleti e il caloroso, vivace sostegno delle rispettive tifoserie.
Ecco, io sono tra questi e, oltre a disapprovare quell'insulso comportamento (peraltro biasimato dalla stragrande maggioranza degli spettatori), reputo che, fatte le debite proporzioni, abbia sbagliato anche l'arbitro Mazzoleni nell'espellere Kalidou Koulibaly reo di averlo applaudito in scherno al cartellino giallo; invece l'applauso era parso, ai più,  rivolto a quella frangia di spettatori che l'avevano insultato. La gara era sullo 0-0 e il Napoli restava con 10 giocatori.
Se un direttore di gara deve essere professionale fino in fondo, lo deve essere anche nel giudicare comportamenti e reazioni in campo: la partita andava sospesa già nel primo tempo.
Auspico che l'AIA valuti appropriatamente il suo cartellino rosso, ma nel frattempo ecco che il giudice sportivo Mastrandrea infligge  2 giornate di squalifica al difensore francosenegalese. 
Si aggiungano anche le 2  gare a porte chiuse per l'Inter che penalizzeranno tutti quei suoi tifosi che vanno allo stadio solo per seguire la partita.
No, facendo così si esasperano ulteriormente gli animi e oso anche temere che in futuro frange di ultrà possano organizzarsi per innervosire qualche calciatore avversario per indurlo a reazioni che possano portare alla sua espulsione.
Si rifletta...


giovedì 20 dicembre 2018

La pubblicità attenta alla nostra emigrazione

Dove non arriva ancora la politica ci pensa la comunicazione commerciale a ricordarci che esiste l'emigrazione italiana, più esattamente quella giovanile.
E lo fanno tre grandi aziende con spot che da alcune settimane compaiono sui nostri schermi televisivi.
Toccante, per molti commuovente, quello di una nota azienda di dolciumi. E' ambientato a New York dove una ragazza italiana rincasa su un taxi, un caratteristico yellow cab, guardando immagini di famiglia sul suo smartphone. 
un frame dello spot Sperlari (dal sito www.engage.it) 
Arrivata, trova sui gradini alcune caramelle, sono sempre più frequenti, quasi come i fiabeschi sassolini di Pollicino, apre l'uscio dell'appartamento e trova ad accoglierla...
Lo stesso tema scelto da Sperlari, vale a dire i nostri giovani che vivono lontano da casa, è quello scelto dalla McDonald's: sta piovendo e un ragazzo, sotto l'ombrello, è al telefono e tranquillizza i suoi: "sì mamma, mangio", .   
Merito di entrambe le campagne l'agenzia Leo Burnett (Romeo Repetto è l'amministratore delegato della sede italiana) che si avvale della direzione creativa di Alessandro Antonini. 
Non conosco invece quella a cui si è affidata la Conad per il suo spot dove i famigliari riempiono di alimentari la valigia del figlio che sta partendo. Non è chiaro se verso un' altra città italiana o all'estero, tuttavia è un ragazzo che lascia la casa, gli affetti più cari per mettersi in gioco. Il messaggio è tuttavia inequivocabile: "ai nostri ragazzi che vanno lontano".
Ecco, in quella valigia, oltre a tante speranze, anche il nutrimento fisico e  morale datogli dai  prodotti della sua terra.
Sono comunicazioni di estrema attualità che toccano i cuori di molte migliaia di nostre famiglie  che vedono partire i loro giovani figli, magari per l'estero; allora è bene ricordare che il il 22,2% dei 5.114.469 emigrati italiani ha un'età compresa tra i 18 e i 34 anni.
Buon Natale cari ragazzi, sappiamo che farete onore al vostro Paese.

Lo spot Sperlari è visibile anche nel sito Engage:
https://www.engage.it/campagne/sperlari-torna-tv-lo-spot-firmato-leo-burnett/168451#77CiIq4Dw5qfHerJ.97

venerdì 14 dicembre 2018

Si è spento Antonio Megalizzi

Sebbene la comunicazione ufficiale sia stata diramata ieri pomeriggio, gli organi di stampa l'hanno resa pubblica solo oggi, ma poco importa: ANTONIO non ce l'ha fatta, vittima di quanto di peggio questa epoca ci sta propinandoSi è spenta la sua vita ma ci resterà il suo sorriso, la sua voglia e capacità di fare il giornalista, la sua professionalità.
Addio caro Ragazzo Italiano.

martedì 11 dicembre 2018

Strasburgo, violenza senza giustificazione

Strasburgo, il carrefour de l'Europe, ha vissuto oggi attimi di violenza trasformatasi in delitti.
Delitti che hanno avuto vittime innocenti come innocenti sono tutte le vittime del terrorismo.
Corpi straziati dalle pallottole e famiglie distrutte dal dolore: ecco il solo trofeo che quei criminali, interpreti del terrorismo, possono ostentare.
E' impensabile che si possa proferire alcuna sola sillaba per giustificarli e depreco fin da adesso chiunque, una volta "calmatesi le acque", si improvviserà "analista obbiettivo" di quanto accaduto stasera e in altre precedenti occasioni.
Insanguinare le nostre strade, le nostre case, non può trovare alcun minimo pretesto di comprensione; il terrorismo ha un solo fine:  seminare dolore e morte tra la gente.

Contro di noi della tirannia la bandiera insanguinata si è innalzata. Sentite nelle campagne muggire questi feroci soldati?
Vengono fin nelle vostre braccia a sgozzare i vostri figli e le vostre compagne! 
Aux armes citoyen!

lunedì 3 dicembre 2018

La gentilezza prevalga sulla maleducazione

"E' spesso penoso per le persone anziane il restare in piedi, non dimentichiamo di cedere loro il posto a sedere" si poteva leggere, non meno di cinquant'anni fa (!), sui mezzi dell'Azienda Trasporti Municipali di Milano quando, comunque, la buona educazione era ben più diffusa di adesso.
Consiglio alle Direzioni delle varie aziende di trasporto locali (ANM, ATM, ATAC, GTT, ecc...) di fare tesoro di quel messaggio e riproporlo sui loro autoveicoli,credo che svolgerebbero una meritoria promozione al migliore convivere.
Non pochi lettori mi hanno scritto commentando il mio post a proposito del vergognoso episodio accaduto qualche giorno fa sul treno regionale Paderno - Milano Porta Garibaldi.
Tra tutti, e sono orgoglioso di averlo ricevuto, quello di un caro Amico di nome PIETRO.
Merita di rendervene partecipi.
Egli, da attento osservatore, mi ha segnalato un episodio in assoluta controtendenza avvenuto recentemente sulla linea 1 (la rossa) della Metropolitana milanese.
Una distinta Signora di una certa età entra nella carrozza alquanto strapiena; un passeggero, con encomiabile gentilezza, si alza e le offre il proprio posto a sedere. La Signora rimane felicemente sorpresa da tale gesto.
Il fatto che si sia meravigliata dimostra che non è una consuetudine; tuttavia considero quel gesto esemplare e, come mi ha sottolineato Pietro, è indice che occorre sempre avere fiducia in un mondo migliore.
Si dice che le mele marce contagino quelle buone, auspico che anche le buone diventino ...contagiose.

AGGIORNAMENTO: a conferma di quanto mi ha scritto l'amico Pietro, nel pomeriggio di oggi ho assistito al beau geste di un giovane che, sull'autobus della linea 78 a Milano, ha ceduto il posto ad una Signora. L'ho elogiato ad alta voce ed auspico che questo "contagio" prosegua.


domenica 2 dicembre 2018

Pestato un viaggiatore che rimprovera dei maleducati

Una notizia che avrebbe meritato i titoli di testa di tutti gli organi d'informazione.
Violenza, grande senso civico ed encomiabile atto di coraggio, ma anche codardia sono stati i contemporanei protagonisti di un vile episodio accaduto il 30 novembre sul treno regionale Paderno-Milano P.ta Garibaldi.
Tre giovani se no stavano sdraiati sui sedili occupando più posti mentre la carrozza era strapiena di viaggiatori.
Un Uomo, un Signore (d'obbligo le iniziali maiuscole) di 55 anni li ha rimproverati.
Poteva essere la legittima osservazione verso un comportamento maleducato che si poteva risolvere semplicemente lasciano liberi i posti.
Invece no, ecco la reazione, violenta. L'hanno aggredito e picchiato a sangue e, mentre la moglie urlava dallo sgomento, c'è stato il fuggi fuggi degli altri passeggeri.
Solo uno, un Poliziotto fuori servizio e in borghese, è intervenuto bloccando uno degli aggressori e chiamando i colleghi dell'ormai prossima stazione di Monza.
I tre aggressori, tutti maggiorenni e italiani, saranno processati per direttissima, mentre due loro amici che li incitavano, avranno denuncia a piede libero
Il teppismo, la delinquenza, purtroppo, dilagano; su quel treno si è opposto il senso civico di un 55enne, e gli altri? Dove erano le coscienze di tutti gli altri che fino ad un attimo primo avranno mugugnato in silenzio perché, in piedi, non potevano sedersi come era loro diritto.
Tutti Braveheart nel salotto di casa propria o facendo gli spacconi con gli amici mentre un coraggioso di 55 anni levava alta la voce del diritto.
Encomiabile uno solo, quell' Uomo, non protetto dalla sua divisa di poliziotto, che d'istinto si è gettato su uno degli aggressori. Da anni sostengo che, in un mondo di maschi, ci sono pochi Uomini.
Il day after ci lascia più considerazioni:

  • sembra non esserci più freno alla delinquenza di giovinastri che esprimono il loro esibizionismo, la loro violenza quando hanno la platea degli amici: è questo il frutto della loro educazione?
  • L'ammirevole atto dell'Uomo che, pur pagandola a caro prezzo, ha additato la via dell'educazione;
  • il coraggio di un Agente che è intervenuto come Uomo, prima ancora che come tutore dell'ordine.
  • Ultima, la riprovazione per chi, potendo, non ha fatto nulla per evitare il pestaggio.

Trascorreranno, ognuno a modo suo, il Natale.

sabato 1 dicembre 2018

Tolgono Gesù da una canzone, ma bimba si oppone.

"Gesù in una canzoncina di Natale? Giammai, lo si ometta!"
E' accaduto in una scuola primaria di Riviera del Brenta dove delle insegnanti, per non offendere la sensibilità di qualche bimbo di altre religioni, hanno tolto la parola Gesù da un brano che i bimbi avrebbero cantato in una recita.
Ma non hanno avuto partita vinta perché un'alunna di 10 anni si è ribellata a questa fantasiosa quanto deprecabile decisione; scritta una petizione e raccolte le firme di quasi tutti i suoi compagni, l'ha presentata come protesta formale e ha vinto: Gesù rimarrà (...non solo in quel brano).
Quella bimba va lodata pubblicamente, altrettanto i suoi genitori che l'hanno educata a ragionare con la propria testa e a difendere i propri diritti.

Sono arcistufo di apprendere notizie di immaginarie suscettibilità di credenti di altrui culti religiosi, magari senza neppure conoscerli. E poi, quale sarebbe l'offesa? 
Nessuno si è mai fermato a riflettere che nessun ebreo ha mai protestato alla vista di un Crocefisso appeso a qualche parete di edificio pubblico? E, teoricamente, dovrebbero essere i primi. No, in qualche scuola italiana si "educa" in questo modo; mi aspetto provvedimenti esemplari da parte dell'Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato) di Venezia se no sarò io ad offendermi.

venerdì 16 novembre 2018

Stop al Diesel? Il parere dell'Automobile Club Milano

"E' chiaro ed evidente che il contrasto allo smog debba rientrare nelle politiche di un Paese civile e di una Regione evoluta, ma non è accettabile che a prevalere siano sempre e solo i divieti".
Chi l'ha affermato? Ve lo rivelo tra una quindicina di righe.
Che talune autorità politiche, più che ad amministrare (come sarebbe nei loro compiti) siano più sovente inclini a proibire e a imporre nuove gabelle, è ormai cosa nota, tuttavia non deve essere un'ovvietà, una regola incontrovertibile.
Uno dei provvedimenti più discutibili varato negli scorsi mesi, e dei quali gli automobilisti si stanno rendendo conto, loro malgrado e solo adesso, è il fermo alle automobili che vanno a gasolio.
Il particolare non è di poco conto perché punisce nel portafogli i proprietari di automobili simbolo di un'attività quotidiana, e lo fa ingiustamente perché sono costretti ad utilizzare un carburante che di per sé certamente inquina più dell'acqua di sorgente, ma da cui non può derogare. Fortunatamente trova un alleato nell'industria automobilistica più attenta e lungimirante che si impegna nella ricerca per ridurre al minimo le emissioni nocive.
Perché dunque proibire tout court ?
Questi demagoghi dell'aria pulita, che peraltro ben poco sanno della direzione dei venti, ritengono che un proprietario di una vettura diesel euro 3  o euro 4  può passare con disinvoltura ad una costosa ibrida?

Una levata di scudi alquanto autorevole (non autoritaria!) l'ha fatta l'Automobile Club Milano attraverso, nientemeno, che il suo presidente Geronimo La Russa con un editoriale pubblicato da VIA!, il magazine dell'ACM dentro il quale, a pag 20, il direttore Maurizio Gussoni approfondisce dietro una domanda che non lascia alternative: "Ma sono davvero da buttare i Diesel?"

L'Automobile Club ha sempre rappresentato, per i più (me compreso), un efficace mezzo per godere di servizi e convenzioni a minor costo; oggi, e magari in ritardo, mi rendo conto che è una valida voce che sa interpretare le attese degli automobilisti.
A costo di ripetermi ribadisco il senso dei miei post del 17 giugno e del 3 agosto: il provvedimento sul fermo delle auto diesel va rivisto perché, così come varato, danneggia e mortifica anche i lodevoli risultati conseguiti dall'industria motoristica.

mercoledì 14 novembre 2018

Non solo gaffe dal M5s

Mentre tiene ancora col fiato sospeso la sorte della TAV per l'opposizione del M5s ritorna d'attualità l'affermazione, due mesi fa, di Boccia,  presidente di Confindustria: "Il ministro Toninelli farebbe bene ad andare a visitare il cantiere della Torino Lione. Un ministro delle infrastrutture non può essere contro le infrastrutture altrimenti è un altro ministro".
Non ricordo una simile bacchettata verso un ministro da parte di Confindustria.
Dai trasporti di files invece delle merci (smentiti dalle organizzazioni di categoria) al tunnel del Brennero (l'avremo, forse, nel 2026) alla galleria della Torino Lione che invece, secondo Toninelli "non c'è" per sorvolare sulle errate pronunce o citazioni: da almeno due anni le gaffe del M5stelle stanno occupando le cronache e, soprattutto, esprimendo sempre meno competenza per bocca di alcuni suoi principali ministri mettendoci in serio imbarazzo sulla scena internazionale.
Mentre ancora si cercava febbrilmente di salvare vite umane tra le rovine del crollo del ponte Morandi abbiamo udito l'efficienza del governo solo nelle imperative quanto inopportune invettive degli stessi Di Maio e Toninelli.
Ma fossero solo gaffe o fraintendimenti, siamo agli insulti ai giornalisti (che dovrebbero invece essere più critici) e alla dubbia capacità di gestire grandi appuntamento del Paese che solo un governo dovrebbe affrontare.
In questi giorni si profila la debacle Telecom dove l'Italia, a differenza di Francia, Germania e Spagna, sembra stare a guardare nell'uscita di scena della nostra maggiore industria di telecomunicazioni.
Ora, come se non bastasse,  lo schieramento pentastellato deve anche incassare le forti contestazioni interne da parte di Gregorio De Falco e Paola Nugnes che Grillo e Di Maio additano quali traditori mentre incassano i voti di senatori di FdI e di Forza Italia,  ...ma non sono "traditori" anche questi?.
La Lega cerca di rimediare pur di tenere in rotta la vita del governo.
Invece, proprio la Lega, forte anche dei crescenti consensi che sta raccogliendo, dovrebbe essere esplicita e mettere nell'angolo i partner di governo con cui non ha proprio nulla in comune.
Festeggeremo meglio il Natale se qualcuno salirà al Colle per rassegnare le dimissioni.

martedì 13 novembre 2018

DI MAIO, formatosi giornalista dove?

Il mondo del giornalismo si divide in due grandi settori che fanno capo all'Ordine:
giornalista professionista (alle dipendenze di un editore) e giornalista pubblicista (ha un'attività prevalente diversa  oppure è un free lance)
L'iscrizione all'Ordine da parte del signor Luigi Di Maio, allora 21enne, risale all'ottobre 2007.
Un lusinghiero traguardo, ma come sia diventato giornalista pubblicista  è oggi argomento di ricerche e interrogativi giustificati dopo certe pesanti definizioni al settore.
Le ricerche, che sono ben riportate da Il Giornale sotto il titolo "Il giallo del tesserino di Di Maio", hanno toccato testate locali in Campania come laprovinciaonline.info; ilPaesefuturo.it ;  il blog  http//pomigliano.org;  studigiurisprudenza.it  e puntoline.it  dove il giovanissimo Di Maio avrebbe mosso i primi passi in questa stimolante professione.
Dai risultati ivi ottenuti non sembra ci siano gli elementi per costruire quei requisiti minimi (70 articoli retribuiti in 2 anni di collaborazione per testate registrate in Tribunale) per ottenere la qualifica di giornalista.
Attenzione, questo non sminuisce alcuno dal fare il "giornalista", vale a dire di esprimere le proprie idee, ovviamente senza offendere alcuno; basta leggere l'art 21 della nostra Costituzione, è di un'ampiezza illuminante: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.  La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."
Trova altresì pieno appoggio nella Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo del 1948 

Non toglierò ore al mio sonno per avere ulteriori notizie su come sia diventato collega il signor Luigi Di Maio, auspico invece che operi al meglio per il nostro Paese, magari stimolando la stampa ad essere cronista attenta ed obiettiva, anche suscettibile di stimoli e critiche costruttive, ma non certo di offese.
Giusto, l'informazione deve essere attenta, obiettiva e scrupolosa nel non citare Lei quale vicepremier quando opera nell'ambito dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali perché, essendo dicasteri di Sua pertinenza, è "semplicemente" ministro.

sabato 10 novembre 2018

Claudio Barbaro e gli oneri per la sicurezza negli stadi


"Se uno Stato non riesce a garantire la sicurezza dei propri cittadini non può garantire altri diritti; una  società che non protegge  dalla violenza, dalla prevaricazione, dalla criminalità, dal fanatismo e dal terrorismo, di fatto non è una società libera..."
Con queste parole il Senatore Claudio BARBARO ha aperto cinque giorni fa il proprio intervento sul decreto sicurezza.
Da sempre impegnato ad alti livelli manageriali nello Sport,  Barbaro ha dimostrato la propria indubbia competenza ricordando che il decreto non poteva ignorare anche i riflessi dell'ordine pubblico negli stadi; il Senatore l'ha fatto presente mettendo l'accento sul calcio. Ha ricordato quanto questo, ormai sempre più business e meno sport, sia un onere per lo Stato che ne sostiene costi sia economici (50 milioni di euro l'anno) che in risorse umane (1600 agenti feriti negli ultimi dieci anni e 165mila impegnati nel solo 2017)
Cifre piuttosto significative che si affiancano, come ha ricordato il Sen. Barbaro, ad un altro elemento: "l'Italia è l'unico Paese al mondo che, attraverso il Coni, finanzia la Federcalcio con un contributo annuo di 30milioni di euro". 
"Il calcio, ha poi  concluso, deve essere un patrimonio di tutti e non di pochi eletti"

da https://www.youtube.com/watch?v=mGYm9whcZO8

martedì 6 novembre 2018

Provvedimento del Governo: professore di fisica rimosso da docente di educazione fisica

Roberto Battiston, ordinario di Fisica sperimentale presso l'Università di Trento (dove era nato nel 1956)fino ad oggi, esattamente dal maggio 2014, dell'Agenzia Spaziale Italiana,   mandato che venne riconfermato lo scorso maggio con  scadenza nel 2022. 
Lo era (tempo quanto mai imperfetto) perché oggi il suo "capo", il ministro dell'istruzione Marco Bussetti (docente di educazione fisica) lo ha rimosso per motivazioni al momento poco definite. Il Ministero giustifica la destituzione con una non meglio chiarita "verifica sulle modalità di nomina": dopo 4 anni e mezzo? 
Credo sia l'adozione dello spoil system, vale a dire un cambiamento di vertice a seconda del cambio di governo.
Solo che con il prof Battiston non eravamo (anche qui tempo imperfetto) di fronte ad una poltrona politica, ma ad un giusto riconoscimento di alta professionalità a tutto vantaggio dell'Italia scientifica.
La notizia sta giustamente occupando i titoli di testa dell'informazione perché il provvedimento è opinabile.
Battiston si laurea nel 1979 presso l'Università di Pisa, lo stesso anno vince una borsa di studio per perfezionarsi a Parigi e nel 1982 ottiene  il Dottorato presso l'Università di Parigi XI, Orsay.
Nel 1990 inizia a collaborare con il prof. Samuel Chao Chung Ting, premio Nobel 1976.
La sua carriera prosegue e si affianca a ricerche nell'ambito dei raggi cosmici, del'Alpha Magnetic Spectrometer fino all'esperimento Lazio-Sirad nella stazione spaziale internazionale. E così via non dimenticando che è stato presidente della commissione dell'INFN per la Fisica Astroparticellare.
Per brevità ricordo che i risultati dell'attività scientifica del Prof Roberto Battiston sono espressi in 435 lavori pubblicati su riviste internazionali.
Probabilmente tutti questi meriti professionali ed accademici di Battiston non erano noti al ministro Bussetti che lo ha rimosso.
Questo "governo del fare", sostenuto da uno schieramento che annovera anche elementi di indiscutibile esperienza, avrebbe dovuto evitare questo avvicendamento dimostrando, sia in Italia che sulla scena internazionale, che privilegiava valori e competenze indipendentemente dalla linea politica di chi aveva posto il Prof Battiston al vertice dell'Agenzia Spaziale Italiana.

venerdì 26 ottobre 2018

Emigrazione Italiana? Ormai 5.114.469 gli Italiani residenti all'estero



Dai 4.973.942 del 1° gennaio 2017 ai 5.114.469: sono gli Italiani residenti all’estero, vale a dire l’8,5% dei 60.500.000 residenti nel nostro Paese. Le 140.527 unità in più (un aumento del 2,7%) rappresentano quella costante e crescente emigrazione che sta impoverendo l’Italia (+6,3% negli ultimi tre anni).
Da dove provengono? Principalmente dalla Lombardia (21.980), 12.912 dall'Emilia Romagna, 11.132 dal Veneto, 10.649 dalla Sicilia e 8.816 dalla Puglia. 
Dove vanno? Germania, Regno Unito (comunque in calo) e Francia restano le mete preferite; l’Argentina mantiene la vetta della classifica generale (819.899 registrazioni), ma la seguono Germania (743.799) e Svizzera (614.545).

Una curiosità fra le destinazioni: l’America Latina tiene posizioni rilevanti (14,7%), ma con una doverosa precisazione: in Argentina e in Brasile (dove si contano 415.933 italiani nell’AIRE), si assiste alla frequente richiesta di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza (jure sanguinis), da parte di figli e nipoti dei milioni di nostri connazionali che emigrarono fino a 50-60 anni fa.

l'avellinese Geno Auriemma, allenatore della Nazionale USA di basket 
Questo quanto riferisce la Fondazione Migrantes nella XIII edizione del Rapporto Italiani nel mondo pregevolmente curata da Delfina Licata; 193 le diverse mete nel mondo, soprattutto in Europa (70%) e America (22,2%) preferite da queste “valigie piene di speranze” dove, oltre ai giovani (37,4%) ecco i trentenni (25%), ma anche gli over 50 (+20,7%). Treni e aerei che raccolgono giovani laureati e tantissimi “in età” che cercano all’estero una soluzione a condizioni di disagio o disoccupazione.
Esprimono quella “fuga di talenti” che impoverisce l’Italia, quell’Italia dove chiudono migliaia di piccole e medie aziende e non si individua alcun percorso alternativo se non attingere a quel reddito di cittadinanza che somiglia sempre più ad una forma di assistenzialismo che ad un carburante.
Eppure è proprio quel Meridione d’Italia, con un tasso di disoccupazione giovanile tra il 20 ed il 22%, che alza orgogliosamente la testa e coraggiosamente lascia i propri cari, gli amici, il paese per mettersi alla prova all’estero dove rappresenta il 49,5% con 2.533,036 unità. Con loro gli Italiani del Settentrione con il 34,9% (1.783.492 emigrati) e il Centro con il 15,6% (797.941).
A chi il dovere di una risposta?


martedì 23 ottobre 2018

CONDOMINIO, un articolo del c.c. merita una correzione


Quando l’interpretazione e l’applicazione di un articolo del codice civile devono avvalersi di sentenze di Corte d’Appello e addirittura della Cassazione significa che quanto  recita quell’articolo non è sufficientemente chiaro o  non è perfettamente rispondente alla realtà.
E’ il caso del riparto delle spese per la pulizia e manutenzione ordinaria delle scale in un condominio.
Si legga l’art 1124  e parte dell’art 1123; proprio quest’ultimo (ripartizione delle spese) contiene una frase alquanto interessante “…se si tratta di cose destinate a servire i condomini in  misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne…”
Si tratta quindi di un “uso potenziale” ma non effettivo, mentre le spese, i pagamenti sono reali e non potenziali, non si deve lasciare nella teoria un elemento così importante.
La disciplina delle case in condominio risale al regio decreto-legge gennaio 1934 e bisogna ammettere che, soprattutto la riforma del condominio entrata in vigore il 18 giugno 2013, ha tralasciato di attualizzare un aspetto ben evidente: da 30 anni a questa parte gli edifici sono cresciuti in altezza e sono dotati di ascensore ed è più che mai logico che se un inquilino lo utilizza non può contemporaneamente utilizzare le scale; dopotutto vengono salite o scese da chi abita nei piani più bassi della casa. 
Secondo l’art 1124 del c.c. chi sta a quelli più alti paga le spese d’ascensore in misura maggiore di chi sta a quelli inferiori, allora perché la stessa formula viene adottata anche per le spese di manutenzione delle scale?
Una conclusione che può creare solo comprensibili malumori. Innumerevoli volte sarà stato espresso questo ragionamento: “Se abito in alto, per esempio al 5° piano, non uso, non sporco le scale che invece le usa chi sta ai primissimi piani. Va bene pagare le pulizie per il decoro dell’immobile, ma non è condivisibile pagare di più di chi invece se ne avvale”
Il buonsenso della stragrande maggioranza degli amministratori ha derogato adottando una voce unica di spesa: dato che chi pulisce le scale pulisce anche l’atrio e altre parti comuni utilizzabili da tutti in egual misura, non si spacca il capello in quattro e il riparto della spesa è per millesimi di spese generali senza il cavillo della ricerca dell’altezza del piano. Addirittura, soprattutto nei condomini delle grandi città, l’impresa che fa le pulizie provvede anche ai sacchi della nettezza urbana, una voce che si somma contribuendo ad un riparto più equo delle spese.
Può essere utile un richiamo al significato di tassa: si paga per servizi appositamente richiesti  come la raccolta dei rifiuti, tasse automobilistiche, scolastiche, ecc.  Parliamo di servizi reali.
L’auspicio è che si metta mano ad un emendamento dell'art 1124 del codice civile precisando che se l’edificio è dotato di ascensore la spesa per la sua ordinaria manutenzione vada ripartita in senso inverso: “si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa” , per questo la devono pagare coloro che ne fanno realisticamente un maggior uso, coloro che abitano ai piani più bassi.
O, come minimo, che da tale ripartizione siano esclusi gli edifici dotati di ascensore.
Mi hanno sempre insegnato che l’undicesimo comandamento è quello del buonsenso, se ne faccia uso, venga adottato anche dai nostri legislatori.


venerdì 17 agosto 2018

FORZA GENOVESI !!!

e domani, nel corso dei funerali di Stato, le telecamere (fatta eccezione per il Presidente Mattarella) non indugino sui politici: sarebbe una conferma per chi, comprensibilmente, ritiene questa come una  delle vergognose occasioni per fare passerella
non è proprio il caso.
e ai Genovesi, così duramente, impietosamente colpiti, un affettuoso  FORZA, AVETE GIA' DOMATO MOMENTI GRAVI, TENETE ALTA LA TESTA.

giovedì 16 agosto 2018

Dramma di GENOVA, frenata M5s

Ieri ero stato esplicito nell'invocare ponderatezza prima di annunciare la revoca della concessione alla Società Autostrade per l'Italia.
L'avevano, prima promesso e poi dichiarato Di Maio e Toninelli, due ministri del nostro governo, e ieri l'aveva confermato il Presidente Conte "senza attendere i tempi della giustizia".
Forse la notte ha portato consiglio perché oggi qualcosa è cambiato; nel pomeriggio gli organi di stampa hanno riportato un post apparso sul blog 5stelle: "Bene ha fatto il ministro delle infrastrutture ad evocare, qualora ce ne siano le condizioni,  anche il ricorso alla revoca della concessione...". 
Rivelando discordanze d'opinione nel governo il M5s si corregge aspettando l'esito del lavoro della Magistratura nell'accertare eventuali responsabilità, tuttavia "si esigono le immediate dimissioni dei vertici di Autostrade per l'Italia".
Tra evocare e revocare  la concessione (peraltro come cosa fatta) la differenza è alquanto significativa, frattanto il titolo Autostrade ha perso quasi il 22%....
Chi pagherà per queste svalutazioni e per la gogna mediatica inscenata sui social contro Autostrade e i Benetton?
Era meglio, come ho scritto ieri, attendere e preoccuparsi solo delle famiglie nel dolore e sostenere quella straordinaria gente impegnata nei soccorsi, i "provvedimenti disciplinari" avrebbero dovuto attendere.
Se il governo fosse un'azienda privata qualcuno sarebbe stato invitato alla porta, ma non è così.

mercoledì 15 agosto 2018

GENOVA: ha prevalso la parola sulla ponderatezza

Ebbene, il mio auspicio postato stamane è caduto nel vuoto; infatti i ministri Toninelli e Di Maio, davanti a decine di microfoni, hanno preannunciato quali saranno i provvedimenti sanzionatori a carico della Società Autostrade: disdetta del contratto e multa.
Ognuno ha libertà di parola, per cui...; mi sia però consentita una riflessione che parte da un punto amaro:
si stavano piangendo tragici lutti,  decine di ammirevoli soccorritori erano ancora impegnati in alacri lavori per liberare eventuali vite da sotto le macerie; una situazione contingente che non avrebbe impedito di rimandare a data da destinarsi certi "punti esclamativi".
Non era meglio verificare in dettaglio lo stato delle cose e delle cause, nonché la fondatezza delle colpe prima di annunciare così drastici provvedimenti contro la Società Autostrade?
Aggiungo due particolari di non poco conto:
la revoca della concessione è prevista olo in caso di "grave inadempienza", e questa è da provare:
Di Maio aveva altresì dichiarato: primo, che la concessionaria  paga tasse bassissime, poi addirittura di non pagarle perché controllata da una finanziaria che ha sede in Lussemburgo.
Signor Ministro, mi permetta due domande:
- vista l'esplicita accusa si scopre solo adesso che l'Autostrade "aggira o elude" il fisco italiano?
- ammesso che sia vero, perché non c'erano mai stati provvedimenti della Guardia di Finanza o degli organi competenti?
Nel pomeriggio il presidente Conte, terminata una riunione straordinaria del CdM, ha ufficializzato gli intenti del governo: "disporremo la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia".
Un provvedimento punitivo, secondo me inopportuno in questo momento, che non migliora le gravissime conseguenze, morali e materiali, del crollo del ponte Morandi.
La Società Autostrade gestisce 3.000 km di rete viaria; disdirne subito la concessione potrebbe avere conseguenze pratiche non indifferenti, soprattutto se non è stata pronunciata una sentenza che lo motivi.

GENOVA, dopo la "favoletta" meglio tacere

La tragedia del crollo, per taluni prevedibile, ha innescato subito una ridda di voci, meglio ancora grida e proclami accusatori che hanno avuto il solo scopo di irritare. Nel frattempo decine di ammirevoli soccorritori scavavano tra le macerie del ponte per salvare delle vite.
Le uniche dichiarazioni che ho apprezzato sono state quelle dei Presidenti della Repubblica e del Consiglio; Mattarella e Conte hanno sovrastato chiacchiericci e polemiche con pacatezza e propositività; oggi saranno in visita alcuni ministri da cui mi aspetto solo un rispettoso silenzio. 
Dopotutto dovrebbe essere "il governo del fare" ...non del parlare.

lunedì 13 agosto 2018

Gli ALPINI per il ripristino del servizio militare


L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI, coerente con quanto dichiarò lo scorso 7 febbraio (mio post dell'8) ribadisce con questo comunicato stampa  la necessità di ripristinare un periodo obbligatorio di servizio militare. Io, sebbene non sia stato un Alpino, ne condivido valori e contenuti e sono lieto che alla proposta si siano associati i BERSAGLIERI e i FANTI; auspico che lo facciano anche  tutte le altre Associazioni d'Arma.


L’Associazione Nazionale Alpini, esprimendo il pensiero di circa 400.000 soci, si inserisce nel dibattito politico in corso sul tema del ripristino della leva obbligatoria, ed esprime le seguenti considerazioni e motivazioni.Oggi, a 13 anni dalla sua sospensione, si avverte la necessità di colmare un vuoto educativo che sta toccando in maniera trasversale tutti gli ambiti della società, dalla scuola alla famiglia, dalla Chiesa alla politica.
L’Associazione Nazionale Alpini, come altre Associazioni d’Arma, chiedono alla politica di interessarsi di un problema culturale ed educativo. Si tratta di tornare a seminare nelle nuove generazioni il senso della responsabilità verso quello che è il bene comune».
Di fatto noi chiediamo il ripristino di un periodo di servizio obbligatorio dei giovani a favore della Patria nelle modalità che la politica vorrà individuare. Non sfugge, che il concetto educativo nelle nuove generazioni oscilla tra il polo delle competenze e quello del mito del buon selvaggio, ovvero l’idea che debbano crescere liberi perché poi arriverà la stagione delle responsabilità ».
il Presidente Sebastiano FAVERO

L’idea è appunto quella di chiedere ai giovani di assumersi la responsabilità attraverso un servizio al Paese, incontrando una sensibilità che sta crescendo non solo nelle associazioni d’Arma ma anche tra la gente, nel popolo. Tale servizio non necessariamente deve essere un servizio armato ma sicuramente un ausilio alle istituzioni militari e non ma sempre rivolto al bene comune della Patria.
Ricordando che l’art. 52 della nostra Costituzione non è stato cancellato e quindi l’obbligo al servizio dovrebbe imporsi come elemento cardine, allo stesso modo dell’obbligo scolastico, perché dire ad un giovane “se non hai voglia non partecipare”, significa escludere proprio coloro che sono più disattenti a queste tematiche. Noi la sensibilità al servizio abbiamo potuto assimilarla sotto naja, oggi dovrebbe essere ugualmente un bagaglio formativo imprescindibile per un giovane che si appresta ad entrare nella società.
Certo, non siamo perfetti, ma le prove della bontà di cosa siamo le abbiamo da quasi un secolo sotto gli occhi.
Qualcuno di chi ci governa si è mai chiesto come mai l’Ana è una delle realtà più attive nel mondo della solidarietà? E qualcuno si è mai chiesto come faccia ad elargire 70 milioni di euro in solidarietà ogni anno? Ecco, lo Stato dovrebbe concorrere a ricreare urgentemente un terreno in cui ogni giovane debba essere educato e poter crescere in coscienza civica, per sfuggire alla desertificazione del senso comune. Si tratta di una necessità che si avverte sempre più forte nel Paese analogamente ad un senso di smarrimento, per il venir meno di punti di riferimento certi, a tutto vantaggio di un individualismo che sembra frantumare il senso di responsabilità civile e sociale. Nel chiedere il ripristino di un servizio obbligatorio per tutti i giovani, maschi e femmine, crediamo sia possibile creare le condizioni per un rilancio morale e sociale del nostro Paese, evitando di consegnare questa speranza esclusivamente al mercato.
Daniele CAROZZI   vice presidente Ass.Naz.Bersaglieri

Gianni STUCCHI presidente Ass. Naz. del Fante


Don Bruno FASANI

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domenica 12 agosto 2018

Cicale a Milano, non le sentono solamente i politici

Da almeno un mese le mie passeggiate o il sostare sul balcone di casa, qui a Milano, è accompagnato dal frinire delle cicale e da qualche ape che si infila tra i fiori, circa le zanzare ...lasciamo perdere.
Non è un fatto nuovo in città perché già nel settembre del 2012 un forum del Corriere della Sera riportava le soddisfatte dichiarazioni di milanesi secondo i quali, per godere di tranquillità e aria pulita, conveniva resta in città.
Non fu un caso isolato perché, giusto nell'agosto di cinque anni fa, in un articolo sulle pagine del Giorno, Massimiliano Mingoia riportava il ritrovato piacere dell'ascoltare il frinire delle cicale che, come le api, sono indice di aria pulita. In quell'occasione il giornalista raccolse scrupolosamente anche una dichiarazione di Carlo Monguzzi, consigliere comunale, che così si esprimeva: "E' un buon segno, testimonia il recupero della biodiversità all'interno della città. E la diminuzione dell'inquinamento."
Ho sempre ammirato lo schietto intento ambientalistico dell'Ing Monguzzi, mi stupisce però che perduri nella sua discutibile lotta al diesel ...comunque espresso, anche quando la colpa dell'inquinamento da autoveicoli non è creato in città.
A Milano la qualità dell'aria è migliorata, anche quella dei motori, ce lo dicono api, calabroni e cicale.

venerdì 10 agosto 2018

DI MAIO: meno autotrasporti perché file al posto della merce


Dopo la frase attribuita nel settembre 2011 all’allora ministro Gelmini* a proposito di un ipotetico tunnel tra il Cern di Ginevra e i laboratori del Gran Sasso per il passaggio dei neutrini, oggi dobbiamo riflettere su una frase di un altro ministro.
Di Maio, ospite di In Onda (La 7 – giovedì 9 agosto 2018), opinando sulla TAV ha dichiarato:
“Oggi le nuove autostrade sono quelle digitali; se le merci stanno diminuendo sul traffico merci tra Torino Lione e su tante altre tratte è perché sta cambiando il flusso di merci e il flusso di dati; molto spesso si trasferisce solo il file e non più la merce”
Mentre cerco di immaginare quale file sostituisca la merce, sembra che al Ministro non siano noti alcuni dati alquanto opposti forniti lo scorso marzo dalla Confetra: "Nell'autotrasporto nazionale il carico completo aumenta del  6,1% e il collettame del 3,1%. Nell'internazionale il traffico nei valichi aumenta del 7,4%"
Interessante anche quanto rivela Confartigianato nel suo autorevole focus dello scorso luglio:
"Nel primo trimestre del 2018 nel trasporto terrestre si registra in Italia una crescita del fatturato del 4% in linea con il +3,8% dell'Unione Europea. Il trend congiunturale positivo è confermato dalla crescita del 5,4% del traffico autostradale di mezzi pesanti nel primo bimestre del 2018."
La relazione della Confartigianato mette anche in evidenza il forte aumento dei trasporti effettuati dai Paesi dell'Est a scapito dei vettori nazionali; comunque, che stia diminuendo il traffico merci...
Sarebbe stato più opportuno che Di Maio avesse preventivamente interpellato il suo compagno di squadra Danilo Toninelli, quale ministro dei trasporti

* che tuttavia non ne fu direttamente responsabile


venerdì 3 agosto 2018

Milano vara l'Area B "a basso inquinamento"

Ieri, 2 agosto (con mezza Milano già in vacanza),  la Giunta milanese su proposta dell'assessore Marco Granelli, ha approvato l'area B definita "zona a traffico limitato e a basse emissioni inquinanti".
Leggendo la delibera  si scopre che, a conti fatti, il basso inquinamento è tutto da constatare; oltretutto,come ho già scritto il 17 giugno, le limitazioni solo solo punitive e risulteranno impopolari.
Pochi giorni fa, interpellando alcuni Vigili urbani, sembrava che la cerchia fosse quella della circonvallazione esterna (linea 90-91), perché allargarla ulteriormente?
Ma la colpa di questo risultato è anche del CentroDestra che due anni fa non ha saputo raggiungere la maggioranza proponendo un, pur rispettabile, Signor Parisi, che però non  aveva l'appeal necessario per contrastare efficacemente un Signor Sala reduce dalla proficua popolarità dell'esperienza Expo.
Ciononostante Milano disse al CentroDestra che era presente, bastava cercare quel poco in più che suggerii a Maria Stella Gelmini e ai dirigenti di Forza Italia a cui rimprovero la piccola differenza dui voti 4.938!!!.
Purtroppo, prima con Pisapia (l'IMU a carico degli Emigranti milanesi) e ora con la presunzione di ridurre il PM10 del  14% nel 2019 la Milano operosa paga gabelle non sue.
Pura demagogia che, spero, possa cadere nel vuoto perché la politica sta camminando su una strada ben diversa da quella percorsa dal Paese reale.
Auspico che una visione più realistica della questione e l'opposizione smorzino questo provvedimento assolutamente inutile ed ancor più dannoso perché, allargando la cerchia rende più ardua la ricerca dei mezzi pubblici di collegamento verso l'interno della città.
Probabilmente la Giunta milanese  non è stata informata che la maggior incidenza di inquinanti su Milano proviene da Nord Ovest, dal traffico veicolare delle autostrade, pertanto non sono e non saranno le limitazioni alle autovetture diesel che entrano in  città a "bonificare" l'aria di Milano.
Il provvedimento, con tutto il dovuto rispetto personale, appare solo demagogico; un'attuazione a quanto il sindaco Sala annunciò lo scorso giugno senza però confrontarsi con la realtà che ho appena citato. Oltretutto mortifica tutti i risultati positivi conseguiti nell'evoluzione tecnologica: filtro antiparticolato, i vari livelli di euro (5 e 6 veramente ammirevoli) per finire con l'AdBlu.
Ricordo altresì che l'alternativa auto elettrica sta già confrontandosi con una indiscutibile realtà: quale sarà il prezzo ambientale che si pagherà in termini di produzione di energia se si arrivasse all'ambizioso traguardo del 5% di auto elettriche in EU?
L'intervento va indirizzato su un'ulteriore "pulizia" del gasolio non punendo chi se ne avvale per le esigenze della quotidiana mobilità
Caro Assessore Granelli, ammirevole l'intento per una Milano sempre più pulita, ma ritengo impropria la via intrapresa; La invito a rivedere metodi, tempi e cause.



sabato 21 luglio 2018

MARCHIONNE entra nella Storia

Mentre su tutte le prime pagine dei quotidiani si annuncia l'aggravarsi delle condizioni fisiche di Sergio Marchionne, ricoverato in un ospedale di Zurigo,  in qualche articolo traspare una critica al suo operato, primo fra tutti l'aver portato la Fiat lontana dall'Italia.
Non sono di questo avviso; sebbene siamo impossibilitati ad avere una controprova, un vedere quale sarebbe stata la conseguenza se l'azienda torinese avesse perdurato nel suo cammino, mi resta l'idea che non avrebbe avuto un percorso dagli obiettivi netti e ben focalizzati; le mutate condizioni politiche, il peso sempre più crescente di una governance internazionale avrebbero spiazzato la nostra azienda leader che per decenni aveva condizionato scelte di governo, qualunque ne fosse il colore.
Ormai non era più così.
Marchionne le ha fatto varcare il Rubicone atlantico portandola da una seconda fila europea, dietro colossi tedeschi e francesi, alla fusione con Chrysler, alla Casa Bianca; i tempi erano mutati e lui l'aveva capito, aveva fatto intraprendere alla FIAT,  pur cambiandone ragione sociale, un nuovo percorso, le aveva dato una collocazione internazionale di indiscutibile prestigio.
Sì, è vero, non si sarebbe più parlato dell'azienda FIAT, ma dove? Non certo sulle autovetture perché permaneva una gamma, una linea FIAT, un brand incontrovertibile nella mente e nelle scelte degli automobilisti.
Oggi Marchionne lascia tutti gli incarichi di vertice in quel Gruppo dove entrò nel 2004 come A.D. della FIAT per il suo rilancio e avviare la missione di internazionalizzare l'azienda di via Nizza, al Lingotto, dopo che nel 1997 aveva lasciato la storica sede di corso Marconi.
Ha contribuito alla nuova immagine del Gruppo inoltre, punto di pregio, gli va riconosciuto quello di essere stato il mentore di John Elkann, nipote di Gianni Agnelli.
Marchionne è stato un top manager che ha servito con alta professionalità la FIAT, non solo, ha fatto crescere i germogli di una grande Famiglia, anche per questo deve entrare nella Storia.

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23-7-2018   Peccato che la FCA non abbia inserito alcun top manager italiano al vertice di una delle aziende lasciate da Marchionne; dove sta andando l'Italianità?


venerdì 13 luglio 2018

Reddito o Debito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del M5s in campagna elettorale, sta dominando la scena  per contrastare l'attenzione al problema degli sbarchi dei migranti sulle nostre coste e la conseguente popolarità riservata a Matteo Salvini.
Di Maio, dopo il repentino abbassamento da 5.000 a 4.000 euro delle pensioni  (tra due settimane le ridurrà ulteriormente?), insiste sull'adozione del reddito di cittadinanza che gli ha fruttato decine di migliaia di voti: una cambiale elettorale che deve pagare, ma che fa sempre più riflettere il resto del Paese.
Pensiamo innanzitutto ai tre milioni e mezzo di pensionati a cui, meno male, sta arrivando la quattordicesima per addolcire la loro modesta pensione mensile che, dopo decenni di lavoro, oscilla tra i 700 e 800 euro mensili. Come possono reagire quando verranno a sapere che basteranno 8 ore la settimana per godere fino a 780 euro grazie al "reddito di cittadinanza"?  Assistenzialismo puro che favorirà ulteriori entrate attraverso prestazioni in nero.
Che prospettive si offrono invece ai giovani costretti ad aprire una partita iva con il regime dei minimi per svolgere un onesto lavoro da "autonomi" perché quello da dipendente è sempre più remoto?
Credo che, oltre alle opposizioni, ci saranno anche molti parlamentari leghisti che, ben conoscendo il reale mondo del lavoro, avranno arricciato il naso nel dover appoggiare questo ddl del quale neppure si sa quanto costerà alle casse dello Stato, cioè all'intero Paese; basteranno "solo" 17 miliardi o ce ne vorranno addirittura 30?

martedì 3 luglio 2018

ATLETICA, un ORO macchiato da strumentalizzazioni


Il 23 giugno a Tarragona, per la 18a edizione dei Giochi del Mediterraneo, quattro ragazze salivano sul gradino più alto del podio dopo aver vinto la staffetta 4 x 200 di nuoto: erano Stefania Pirozzi, Margherita Panziera, Linda Caponi e Laura Letrari. Un successo maiuscolo italiano che replicava quello ottenuto a Pescara (2009) e Mersin  (2013).

Purtroppo di questa vittoria se ne è parlato pochissimo, un silenzio ingeneroso che si scontra con i titoloni dedicati alla formazione che ha vinto un altro nostro oro, quello della 4 x 400 di atletica. Come mai? Perché in quest’ultima gareggiavano atlete “di colore” e questo aspetto ha soppiantato anche il lodevole risultato sportivo dato che era una ghiotta  occasione per farne della strumentalizzazione politica: straniere (e non bianche) che vincono per l’Italia.
Quanto siano oggi “straniere” queste ragazze sarebbe opportuno rifletterci:
Raphaela Lukudo è nata ad Aversa (Caserta) 23 anni fa, corre per il Centro Sportivo  Esercito; così come Maria Benedicta Chigbolu,  nata a Roma nel 1989 da madre italiana. 
Ayomide Folorunso, nata nel 1996 in Nigeria, vive a Fidenza dal 2004, è nella squadra del gruppo sportivo Fiamme oro mentre Libania Grenot, di origine cubana e sposata dal 2006 con un italiano,  è primatista italiana nei 200 m, corre per le Fiamme Gialle: tutte atlete con le nostre stellette.
Ma sono di origine cubana anche:  la mezzofondista Yusneysi Santiusti  Caballero, in Italia dal 2007; l’ostacolista Yadosleidy Pedroso, sposata con il suo allenatore Massimo Matrone; il lottatore  Frank Chamizo, caporal maggiore nell’Esercito, è sposato con un’italiana e il pallavolista Osmany Jouanturena naturalizzato italiano nel 2010.
Con loro, della squadra azzurra che partecipò alle Olimpiadi di Rio (2016)¸ facevano parte anche un’altra decina di atleti nati all’estero, ma nessuno lo sottolineò.

martedì 26 giugno 2018

M. Macron, lisez l’histoire, s’il vous plaît

La penosa, drammatica situazione delle migliaia di migranti che ogni giorno tentano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l'Europa ha sempre visto l'Italia prodigarsi senza riserve per portare loro aiuto, soccorrerli, rifocillarli, ospitarli. 
Purtroppo, nel momento in cui si esprimono a chiare lettere intenti rivolti alla tutela del nostro territorio frenando questi sbarchi e chiedendo ad altri una esplicita, concreta collaborazione, ecco che da più parti, prima di tutte dalla Francia, siamo apostrofati in modo inaccettabile.  Da qualunque collocazione politica si osservi non possiamo, da Italiani, tollerare che il nostro Paese e chi lo rappresenta, sia attaccato e offeso (trovando purtroppo spalla in qualche politico di casa); dopo, tra noi e a porte chiuse, tiriamoci pure quaderni e calamai, ma verso l’esterno, verso chi ci offende dobbiamo fare tutti fronte comune.
Io non sono un esponente politico per cui, da semplice giornalista, uso quell’arma che mi è più congeniale, la penna o la tastiera del computer per ricordare al Presidente della Repubblica Francese che, prima di accusare l’Italia di “cinismo e irresponsabilità” e quant'altro quando abbiamo voluto una più rigorosa e attenta disciplina degli sbarchi sulle nostre coste, riandasse a leggere pagine della Storia di Francia in tema di rapporti con la gente d’Africa. Gli verrebbe ricordata la nazionalità dei soldati che Parigi mandava a combattere sotto la propria bandiera, oppure per come dei francesi aggredirono a sangue lavoratori italiani…

22 agosto 1914, una data che France 24 ha ricordato come "le jour le plus meurtrier de l'histoire de France", Le Monde è più esplicito: "Le massacre du 22 aout 1914". Eravamo alle prime settimane dall'inizio della Grande Guerra e in Belgio, tra Neufchateau e Rossignol, si svolse la Bataille  des frontières. La Francia mandò all’attacco gli algerini della 3a divisione fanteria coloniale, comunemente chiamati marsouins, comandati dal generale Raffenel. Correndo per decine, centinaia di metri con la baionetta innestata trovarono la morte 27.000 uomini ...in un solo giorno; combattevano sotto la bandiera di Francia in una terra alquanto lontana dalla loro. Monsieur Macron, io sono andato a rendere omaggio a quei caduti francesi, e Lei?
Maggio 1944 - Combattevano come truppe francesi anche i goumier marocchini nella Campagna d’Italia del 1944; dove guardavano i generali francesi mentre i loro soldati si macchiavano di efferate violenze sulla nostra inerme popolazione civile nel Basso Lazio?
Agosto 1893 - Mi associo alla retorica definizione “l’amico popolo transalpino”, ma quanto amico ci fu nell’estate del 1893 quando centinaia di francesi si avventarono sui lavoratori italiani impegnati nelle saline di Aigues-Mortes, nella Camargue? In quel linciaggio perirono una ventina di nostri connazionali e almeno 150 furono feriti. Monsieur Macron, étudions l'histoire, svp ...e saremo davvero amici, perché la Storia può insegnarci il presente, merci         Gianmaria Italia


Uno dei cimiteri di guerra a Rossignol (copyright gianmaria italia)


domenica 24 giugno 2018

PENSIONI, Di Maio si contraddice un'altra volta

Cominciamo con ricordare che il contratto sottoscritto con la Lega a metà maggio prevedeva il limitare a 5.000 (cinquemila) euro netti mensili le pensioni (e riportato ieri dall'agenzia ADNKronos).
Un paio di giorni fa, da ministro, ha dichiarato che avrebbe limitato a 4-5.000 euro l'assegno, senza però precisare se tale limite sarebbe stato lordo o netto, cosa di non poco conto.
Mi sta bene che i soldi risparmiati possano alzare le pensioni minime, ma i contratti, caro Ministro, vanno rispettati, soprattutto se sottoscritti alla vigilia delle elezioni e fanno dunque parte di quel manifesto di impegni nei confronti dei cittadini elettori.
Il Signor Di Maio non è comunque nuovo a proclami su questo argomento; come si può leggere nel mio post del 16 dicembre 2017 egli aveva dichiarato che il limite sarebbe stato di 2.300 euro, vale a dire meno della metà di quanto firmato nel contratto con la Lega.
Oggi le pensioni, e domani?
Vorremmo capire, Signor Ministro, a quale Sua dichiarazione temporale ci dovremo attenere? E poi mi permetta una raccomandazione: quando afferma che toglierà i privilegi si accerti che sono realmente privilegi perché, talvolta, c'è chi ha lavorato e pagato contributi per oltre 40 anni ed è un ...privilegio che sia riuscito ad arrivare alla pensione e godersela.

domenica 17 giugno 2018

Milano contro il diesel, quando la demagogia prevale sul buon senso

Quando la demagogia penetra nella politica anche persone avvezze alla concretezza della managerialità rischiano di risentirne ascoltando le loro affermazioni .
E' il caso di Giuseppe Sala, laureatosi alla Bocconi poi apprezzato manager in Pirelli ecc.; da sindaco di Milano ha recentemente annunciato che, a partire dal 2019, la città chiuderà le porte agli autoveicoli alimentati a  gasolio nelle categorie dall'euro O fino alla 3. Si prospetta pari provvedimento in tempi successivi anche per euro 4, 5 e, infine, addirittura per euro 6.
Viene da chiedersi a cosa sono serviti i filtri antiparticolato e l'AdBlue.
Se già è alquanto discutibile chiudere agli euro 4 paiono introvabili le giustificazioni lo stop agli euro5, credo sia è totalmente errato colpire le auto con motore euro 6 che rappresentano un ammirevole traguardo nell'adozione di provvedimenti tecnologici avanzati contro emissioni inquinanti; è lecito domandarsi se i consiglieri del Sindaco queste cose le sanno?
Oltretutto il sindaco Sala, così come suoi colleghi, non ha precisato come articolerà la chiusura; ci sono voci secondo cui l'assessore Granelli vorrebbe chiudere la città anche il sabato dimenticando che la "fragile" Area C almeno ci risparmia il fine settimana e le ore serali.
Ma cosa ci sarà di sicuro? Queste approssimazioni creano preoccupazione se non sconcerto, poco tollerabile dall'amministrazione pubblica che sembra orientata più a divieti che a proporre valide soluzioni alternative.
Alla Giunta milanese suggerisco di informarsi prima sulle costanti correnti d'aria che interessano Milano: sono da NW e riversano sulla metropoli tutti gli inquinanti provenienti dalle autostrade da/per Torino, Varese, Como e Bergamo-Brescia, vale a dire quella "sporca dozzina" (come ebbi a definirla trent'anni fa sulla Voce dei Vigili Urbani) che dal casello della MI-TO, percorrendo tutto il versante settentrionale di Milano, va verso lo svincolo di Milano viale Zara.
Sono decine di migliaia gli autoveicoli di ogni tipo e cilindrata che, inarrestabili, scaricano inquinanti nell'aria e ne fanno le spese il capoluogo lombardo e quei milanesi possessori di auto a gasolio che l'amministrazione comunale intente - ingiustamente - penalizzare.
Il mio auspicio, oltre che un significativo ridimensionamento dell'annunciato, sia l'escludere dal divieto almeno per i prossimi 8 anni le automobili euro 5 e almeno fino al 2030 quelle euro 6; tra l'altro l'inquinamento da Pm10 è interessato solo per il 13-14% dalle esalazioni prodotte dai motori diesel.
Sarebbe un rispetto sia al valore tecnologico raggiunto dalle industrie nel campo anti inquinamento che alle centinaia di migliaia di proprietari di auto diesel che hanno investito i loro risparmi in questo acquisto ...non certo di facciata ma di utilità.
Chi, come Beppe Sala, è cresciuto confrontadosi con la concretezza, non può restarne insensibile.


giovedì 31 maggio 2018

GOVERNO: fuori Giorgia dentro IVA

Nel governo M5s-Lega non c'è posto per Giorgia Meloni mentre è probabile che entri IVA, nel senso del suo aumento.
Questa l'ipotesi più probabile dopo avere letto quanto riporta La Stampa: per compensare le mancate entrate per  l'applicazione della flat-tax occorrerà aumentare l'IVA annullando quindi le evasioni fiscali; come non temere che, per non pagare una fattura gravata del 23% si paghi "in nero"?
Oltretutto, sempre dal quotidiano torinese, leggiamo che il Prof Giovanni Tria, prossimo  ministro dell'Economia, aveva criticato il contratto Lega-Cinque stelle.
Questo governo, che Di Maio etichetta "politico", in verità contiene una mezza dozzina di tecnici cominciando dal suo presidente, il Prof Giuseppe Conte...
E poi il ministro dell'Econonia, il giurista ed avvocato Enzo Moavero Milanesi (Scelta Civica) non ha già fatto parte dei governi  Monti e Letta?
Evviva la coerenza e ...Buona fortuna! 

martedì 29 maggio 2018

Ma Di MAIO con che spirito...

...si ripresenterà da Sergio Mattarella dopo che solo una manciata di giorni fa aveva annunciato che ne avrebbe avviato l'impeachment?
Questa sembra essere l'ipotesi dopo aver rilanciato una riedizione di governo con la Lega: in un paio di giorni ecco i ministri dopo averci discusso inutilmente per oltre due settimane.
Solo che stavolta, oltre a Matteo Salvini, ci sarebbe Giorgia Meloni che, dei tre, è la più esperta in questioni politiche e di governo. 
Salvini ha due opzioni: "vado al governo mettendo uno dei miei a presidente del consiglio, oppure torniamo alle urne, tanto vinco comunque".
Proprio per  questo la leader di Fratelli d'Italia ha avvertito una strana aria negativa: se si va al voto il M5s perde  qualcosina mentre la Lega incrementerà i suffragi a scapito di FdI, meglio quindi tenersi buona l'attuale quota di deputati e senatori per irrobustire l'eventuale governo M5s - Lega .
Come lei ha riflettuto anche il signor Di Maio: se si va alle elezioni il M5s perderebbe consensi, l'abbiamo capito tutti che il tanto promesso reddito di cittadinanza non andrà in porto per due motivi: 
a) i soldi non ci sono e non ci saranno; 
b) l'aver annunciato che tale assegno sarà di 780 euro mensili ha fatto irritare centinaia di migliaia di pensionati che, pur avendo versato contributi all'INPS, percepiscono una pensione pari o inferiore ai 780 euro del "cittadinanza".
Per cui il Signor Di Maio si è prodotto in una repentina retromarcia per ricostruire un accordo di governo contando su una maggioranza che in una prossima consultazione elettorale potrebbe vacillare.
Resta comunque sempre il dover risalire al Colle e ribussare alla porta del Quirinale; chissà se sa niente di Enrico IV quando a Canossa...

COTTARELLI e il Governo ombrellone


Non lo definisco balneare perché il governo di transizione che tenta di varare non è solo “balneare”, serve anche a coprire dalla pioggia di critiche, per lo più discutibili, che stanno piovendo sull’Italia.
Tuttavia temo che la scelta di Carlo Cottarelli sia stata alquanto improvvida perché gli Italiani non dimenticano la spending review che preparò cinque anni fa per il governo Letta.
L’economista cremonese è  persona degnissima, anche professionalmente; ricordo però tre punti di quel dossier: il taglio delle pensioni ai disabili e di reversibilità oltre all’applicazione di un contributo di solidarietà per le pensioni  di anzianità superiori ai 3.00 euro lordi mensili.
Se per migliorare i conti del Paese bastava e basta tagliare le spese non occorre muovere cattedratici, perché non chiedere a qualsiasi massaia di casa nostra?
Ora, nel toto-ministri che si appresterebbe a presentare al Presidente della Repubblica, ci sarebbero nomi davvero illustri, mi domando però per quale scopo. Per soddisfare i mercati? L’UE o anche “solo” Frau Merkel?  Non sono ingenui, sanno perfettamente che non porteranno a casa alcun provvedimento significativo se non quello di mettere in vetrina nostre eccellenze, ma  se questo è lo scopo basta fare sapere al mondo che abbiamo migliaia di eccellenze che si esprimono  al meglio all’estero e non fra i sacri corridoi dei nostri palazzi. Lo sa il mondo intero quello che moltissimi nostri connazionali emigrati sanno esprimere, sebbene ignorati dal nostro potere politico.