giovedì 14 novembre 2024

"Presentiamo un libro in tv"

Non è proprio così semplice, perchè spetta all'emittente, pubblica o privata che, nel corso di un talk show - magari non necessariamente culturale o dal tema mirato - abbia per ospite l'autore o l'autrice di un libro ponendolo in evidenza. Può anche succedere che il tema della conversazione non sia strettamente legato al libro. Per indotto se ne suggerisce l'acquisto, quindi un evidente sgarbo ad altre opere e editori che, meno noti, non hanno una così significativa promozione attraverso la più efficace forma di comunicazione che è lo schermo televisivo nazionale. Una trasmissione, dove sovente l'ospite parlava del proprio libro, è ora migrata dalla RAI ad altra rete; tanti auguri, ma mi ero proprio indispettito perchè talvolta non era chiaro se fosse prevalente il valore dell'ospite o "la sua ultima opera". Sono ormai frequenti e l'avvicinarsi delle feste natalizie incrementerà queste "vetrine". Un esempio, e mi rammarica perchè sia coinvolta una conduttrice davvero capace e arguta (e a me simpatica) come Geppi Cucciari. Nella sua trasmisisione Splendida cornice (il giovedì su Rai3) trovano ospitalità autori che mettono in favore di telecamera il loro libro. Ma quante altre centinaia di autori avrebbero ambito ad un passaggio così visibile? Sarebbe stato possibile (sia da lei che in altre rubriche) anche per libri pubblicati on demand, vale a dire dove l'autore, dal nome non celebre o non celebrato, si paga di tasca propria la stampa? Ci preoccupiamo di coprire la marca di un'azienda affinchè non sia ripreso dalla telecamera, però diamo risalto all'autore di un libro senza precisare che si tratta di un messaggio pubblicitario. E' corretto?

lunedì 11 novembre 2024

"FERMIAMO L'ANTISEMITISMO"

La violenta caccia all’ebreo perpetrata da filopalestinesi la sera del 7 novembre ad Amsterdam, dove in decine hanno dovuto subire il loro tentativo di linciaggio, ha fatto rievocare l’ignominiosa Kristallnacht, la Notte dei Cristalli del novembre 1938.
Un doloroso anniversario per le comunità ebraiche sparse in tutto il mondo che, appena due giorni dopo, hanno ricevuto un supplemento oltraggioso a Milano da parte di alcuni partecipanti ad un corteo pro Palestina: hanno inneggiato ai pestaggi nella capitale olandese auspicando si ripetano anche in Italia. Quali provvedimenti a loro carico? La misura era colma. La Comunità ebraica di Milano ha immediatamente organizzato un presidio nella centralissima piazza San Babila per ieri, domenica 10 novembre, a cui hanno partecipato almeno 300 persone, sia di religione ebraica che semplici cittadini. Tante le bandiere d’Israele, ma anche alcune dell’Ucraina e della Georgia. Un’ora ben gestita da Franco Modigliani dell’Associazione 7 ottobre che ha introdotto numerosi interventi, da quello di Klaus Davi al Prof Ugo Volli, da Davide Romano (direttore del Museo Brigata Ebraica) al rabbino capo rav Alfonso Pedatzur Arbib.
Non sono mancati quelli di politici di entrambi gli schieramenti: la senatrice Mariastella Gelmini, la parlamentare del PD Lia Quartapelle e Alessandro Colucci (Noi con l’Italia), i consiglieri comunali Daniele Nahum e Gianmaria Radice. Significativa la testimonianza di Alessandro Litta Modignani che ha stigmatizzato come certa stampa abbia sminuito le aggressioni di Amsterdam confinandole a “scontri tra ultras del calcio” e non a una esplicita e pianificata azione politica. Davvero un parterre de rois a margine dei quali si è notata anche la presenza del consigliere regionale Manfredi Palmeri e dello storico David Bidussa. Toccante l’iniziativa di Eyal Mizrachi (Associazione Amici d’Israele) che, a conclusione dell’incontro, ha invitato tutti a intonare Am Yisrael Chai, Il Popolo d’Israele vive. (nelle foto di G.Italia: in alto una panoramica dove si notano, coperti dalla bandiera d'Israele, Eyal Mizrachi e Davide Romano; nella foto centrale Franco Modigliani e il rabbino Alfonso Pedatzur Arbib)

venerdì 8 novembre 2024

Amsterdam, vile attacco antiebraico

Ancora una volta, con il pretesto di protestare contro Israele, inermi israeliani sono stati attaccati da filopalestinesi. Ieri sera, a Amsterdam, in occasione della partita di calcio Ajax-Maccabi Tel Aviv, centinaia di mascherati hanno aggredito con coltelli e bastoni i tifosi israeliani fuori dallo stadio. Una violenta caccia all'uomo che non ha risparmiato nessuno, perfino olandesi che, terrorizzati, hanno dovuto dichiarare di non essere ebrei. Il peggio del peggio: la violenza contro chi, inerme, si trovava a subire un terrorismo vestito da aneliti filopalestinesi. L'abbiamo già visto il 7 ottobre 2023 quando, durante una festa musicale per celebrare lo Simchat Torah e lo Shabbat, vennero aggrediti migliaia di israeliani, tra cui una trentina di bambini; ci furono pure stupri e violenze a ragazze e la cattura di centinaia di ostaggi. Ora l'aggressione si replica in occasione del positivo e sano sostegno ad una squadra di calcio. Non ha bisogno di commenti la dichiarazione di Guglielmo Alessandro, re d'Olanda: "Abbiamo fallito nei confronti della comunità ebraica dei Paesi Bssi durante la Seconda Giuerra mondiale, e ieri sera abbiamo fallito ancora". Evidente che c'è dietro una pianificazione perchè non va scordata la manifestazione di un anno fa, proprio due giorni dopo quell'attacco: un centinaio di giovani filopalestinesi manifestò in piazza Mercanti a Milano con cori pro intifada e contro Israele di cui se ne chedeva la cancellazione. Chi li aveva manovrati? Dobbiamo temere una nuova caccia all'ebreo? Per scongiurarlo occorre che tutti, ma prorio tutti, istituzioni religiose comprese, prendano posizione.

venerdì 25 ottobre 2024

Bombe di ...liberazione?

Alla Storia non si può voltare le spalle, non si possono ignorare pagine tragiche; così, al dolore per gli oltre 600 civili milanesi tra cui i bimbi della scuola di Gorla, dobbiamo ricordare anche i 160 di Alessandria morti per opera di un altro bombardamento americano che fu addirittura biasimato dal comando provinciale del C.L.N. Era il 5 aprile 1945 quando, in pieno giorno, la città piemontese fu oggetto di un'altra feroce incursione aerea; nel suo Notiziario la Federazione Combattenti e Reduci di Torino così la descrive: "il risultato della carneficina fu drammatico: 160 morti e 500 feriti. Fra i morti 40 erano bimbi dell'Asilo Infantile Maria Ausiliatrice di via Gagliaudo". Questo il risultato sebbene l'obbiettivo fosse la stazione ferroviaria. Detto Notiziario aggiunge che già l'anno prima, il 30 aprile, Alessandria era stata oggetto di "un bombardamento e mitragliamenti a bassa quota". Vi si può anche leggere la distinzione tra bombardamento strategico (mirato a strutture quali fabbriche, raffinerie, nodi ferroviari, ponti, ecc.) e bombardamento a tappeto in cui una vasta area viene presa indiscriminatamente di mira con l'obiettivo di raderla al suolo. Riprendo un'altra precisazione: "Quando il fine principale dell'azione è quello di fiaccare il morale della popolazione civile colpendola direttamente si parla poi di bombardamento terroristico".

sabato 19 ottobre 2024

1944, quei Martiri di Gorla

In un periodo in cui contiamo a migliaia vittime innocenti di una guerra che oppone uno stato sovrano a formazioni che fanno del terrorismo la loro missione non possiamo non ricordare un'altra strage di innocenti, stavolta italiani: furono centinaia sotto le bombe del 15° stormo di B-24 dell'Air Force statuninense. Decollato da un aeroporto pugliese, doveva bombardare gli stabilimenti della Breda e della Pirelli a Nord di Milano: era il 20 ottobre 1944, ottant'anni fa. Si giustificarono riconoscendo che c'era stato "un errore di calcolo", ma su quegli aerei decisero ugualmente di "alleggerirsi" del carico, sebbene in pieno giorno e sulla città: 342 ordigni da 500 libbre. Un errore di calcolo per l'obiettivo strategico, ma colpire delle fabbriche voleva comunque dire che avrebbero ucciso centinaia di operai. Vennero invece colpiti i quartieri milanesi di Gorla e Precotto causando oltre 600 vittime. La scuola "Francesco Crispi" venne centrata in pieno, sotto le macerie perirono 184 bimbi, 14 insegnanti, la direttrice, 4 bidelli ed un'assistente sanitaria. Eppure, come altre che hanno interessato il nostro paese, non se ne è parlato per anni, una reticenza di cui vergognarsi. Oggi, a perenne ricordo, c'è un monumento-ossario, opera di Remo Brioschi, che cinque giorni fa è stato visitato dal Presidente Sergio Mattarella che si è poi affettuosamente intrattenuto con alcuni superstiti di quella tragedia.

giovedì 17 ottobre 2024

Leonardo, studente di Senigallia suicida o "ucciso" dal bullismo?

Il mio post non può andare oltre la dichiarazione di suo padre Francesco distrutto dal dolore "La scuola sapeva tutto". Resta però da domandarsi: dove quegli insegnanti hanno taciuto? Dove non hanno adempiuto al ruolo di educatori di cui, sovente, si qualificano? Se hanno coscienza il rimorso li accompagnerà per il resto della vita.

mercoledì 2 ottobre 2024

Guerra in Libano: Unifil, la saggezza di Tajani e i bersaglieri del Governolo

Il conflitto in atto nel Sud Libano, da cui partono gli attacchi degli hezbollah contro i villaggi israeliani difesi dalla risposta delle truppe di Gersalemme, ha dato fiato a chi, dimentico del ruolo a cui è deputato, si preoccupa del contingente italiano inquadrato nella missione ONU Unifil. Tanto per chiarire: quei 1.200 nostri militari col casco blu (parte dei 10.500 militari provenienti da 46 diversi paesi) non si trovano in quel territorio per coercizione, sono una qualificata espressione di una libera scelta che non prevede il conteggio delle piante d'ulivo o di fichi d'India, ma per svolgere un'opera armata di dissuasione e di assistenza che è stata riconosciuta meritoria. Non ha quindi alcuna ragione l'insulsa preoccupazione per la loro permanenza e addirittura il rientro ipotizzato da incompetenti e perditempo: sono militari, non innocui bibliotecari, bidelli o cancellieri di tribunale. Molto appropriata ed esplicita la risposta che ha dato il ministro degli esteri e vicepresidente del consiglio Antonio Tajani: "Nessuna ipotesi di evacuazione del nostro contingente dal Libano." A proposito della presenza di militari italiani in Libano voglio ricordare con affetto quella svolta dal 2° battaglione Bersaglieri "Governolo" del 1982 che raccolse consensi e plausi a livello internazionale. Quei nostri fanti piumati respirarono l'odore del sangue, udirono il fragore delle esplosioni e vissero l'orrore dei combattimenti a Beirut portando onore all'Italia: nessuno si sognò di paventare anzitempo un loro rientro in patria. A quei ragazzi, seppure dopo 42 anni, ancora GRAZIE !!! Li immagino già pronti, sebbene sessantenni e magari nonni, pronti a tornare in azione: che fulgido esempio.