Le schiette dichiarazioni del nostro ministro Ministro dello Sviluppo economico Calenda a proposito delle trattative per la soluzione del problema Embraco ci hanno (piacevolmente) sorpresi.
Ormai assuefatti dai discorsi in politichese di suoi colleghi di governo (soprattutto di ieri) hanno mosso le coscienze e resi tutti noi consapevoli che alcuni paesi, soprattutto quelli di recente ingresso, hanno fatto dell'Unione Europea un libero mercato dove attingere risorse a spese dei colleghi.
Se pensiamo che per un ventennio nostri governanti (tuttora operativi) ci hanno riempito di prediche dove dovevamo aiutare paesi in via di sviluppo, nazioni che si stavano scrollando di dosso il peso del Patto di Varsavia, spalancando loro le porte di accesso all'UE ci rendiamo conto che la loro sedicente lungimiranza si fermava alla sola teoria. Da una decina d'anni centinaia di aziende stanno lasciando il nostro territorio per insediarsi in paesi come Ungheria, Romania, Slovacchia o Polonia che fanno ponti d'oro per accoglierli fornendo facilitazioni di vario tipo e, soprattutto, una manodopera che costa un terzo di quella italiana e condizioni di lavoro che i nostri sindacati boccerebbero senza appello.
Ora la vicenda EMBRACO è riuscita a fare breccia in un'informazione tutta dedita alla campagna elettorale delle cento promesse e di una certezza, quella dei loro emolumenti.
Occorre che il nostro Ministro abbia l'appoggio incondizionato di tutte le forze politiche per ottenere assolute tutele dell'Italia in sede europea.
Più che uscire dall'euro mi sa che ora possa paventarsi l'idea di uscita dall'UE a cui stiamo dando, e tanto, da tempo
p.s. A Carlo Calenda, al cui dicastero compete anche l'energia, si chiede inoltre di impedire che utenti onesti della fornitura elettrica paghino per chi corretto non è.
martedì 20 febbraio 2018
lunedì 19 febbraio 2018
LUCE, la paghiamo anche per chi non la paga?
Ebbene sì; è la sconcertante decisione del Consiglio di Stato: "l'obbligato al versamento degli oneri di sistema è il cliente finale". Riprende infatti una delibera dell'Arera, l'autorità per l'energia elettrica e il gas.
In altre parole una parte di quelle bollette non pagate da utenti morosi oppure da furbetti che, pur di non pagare il dovuto, passano repentinamente da un gestore all'altro, sarà ripartito sulle bollette degli altri, di quelli che, correttamente, pagano i propri consumi.
Basta seguire, per esempio, certe inchieste su appartamenti occupati abusivamente con allacciamenti elettrici truffaldini per renderci conto di quanto sia vasta la portata del problema. Che dire poi di aziende che hanno chiuso i battenti lasciano non pagati i dipendenti, figuriamoci bollette e fatture di fornitori...
Lo si apprende grazie ad un ben argomentato articolo a firma Jacopo Giliberto pubblicato il 14 febbraio da Il Sole 24 Ore che quantifica in circa un miliardo di euro l'insoluto totale.
Altrettanto ben dettagliata è la descrizione fatta da Federico Formica su Repubblica.it del 15.
Certo al Consiglio di Stato ci avranno pensato bene prima di pronunciarsi così, ma dovranno ammettere che è dai "piani alti" che ci viene fatto capire che ad essere onesti, rispettosi delle regole, ci si rimette.
E vogliamo credere che ora l'inadempiente avrà dei rimorsi? Ma figuriamoci.
In attesa di un doveroso chiarimento ricordo che lo Stato ha il compito di tutelare gli Onesti!
In altre parole una parte di quelle bollette non pagate da utenti morosi oppure da furbetti che, pur di non pagare il dovuto, passano repentinamente da un gestore all'altro, sarà ripartito sulle bollette degli altri, di quelli che, correttamente, pagano i propri consumi.
Basta seguire, per esempio, certe inchieste su appartamenti occupati abusivamente con allacciamenti elettrici truffaldini per renderci conto di quanto sia vasta la portata del problema. Che dire poi di aziende che hanno chiuso i battenti lasciano non pagati i dipendenti, figuriamoci bollette e fatture di fornitori...
Lo si apprende grazie ad un ben argomentato articolo a firma Jacopo Giliberto pubblicato il 14 febbraio da Il Sole 24 Ore che quantifica in circa un miliardo di euro l'insoluto totale.
Altrettanto ben dettagliata è la descrizione fatta da Federico Formica su Repubblica.it del 15.
Certo al Consiglio di Stato ci avranno pensato bene prima di pronunciarsi così, ma dovranno ammettere che è dai "piani alti" che ci viene fatto capire che ad essere onesti, rispettosi delle regole, ci si rimette.
E vogliamo credere che ora l'inadempiente avrà dei rimorsi? Ma figuriamoci.
In attesa di un doveroso chiarimento ricordo che lo Stato ha il compito di tutelare gli Onesti!
sabato 10 febbraio 2018
Memoria corta e vergogna nel GIORNO DEL RICORDO
La
foto di una bambina che tiene stretta una valigia su cui campeggia la scritta Esule Giuliana n° 30001 è forse il
simbolo più toccante della diaspora giuliano dalmata.
Fu scritta una pagina vergognosa contro connazionali inermi e auspico un momento di riflessione per quanta sofferenza questi patirono espulsi dalle italiche terre giuliano dalmate.
*nel 2007 venne posta una lapide sul muro dell'ex mensa ferrovieri al binario 1.
(articolo presente anche in http://unavaligiadisperanze.blogspot.it/ )
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| (foto tratta da internet) |
La bimba si chiama, perché tuttora vivente, Egea Haffner, nata a Pola nel 1941.
Dovrebbe essere osservata per qualche minuto da chi, non potendo invocare il negazionismo, sminuisce o distorce cosa ha rappresentato il forzato esodo di 350.000 Italiani dall’Istria e dalla parte settentrionale della Dalmazia.
Dovrebbe essere osservata per qualche minuto da chi, non potendo invocare il negazionismo, sminuisce o distorce cosa ha rappresentato il forzato esodo di 350.000 Italiani dall’Istria e dalla parte settentrionale della Dalmazia.
Gente
che, con la morte nel cuore, aveva messo in valigie e fagotti quanto più
possibile era riuscita a trattenere per sé nel viaggio verso l’ignoto futuro
…italiano.
Legittima
preoccupazione se pensiamo che un noto quotidiano il 30 novembre 1946 pubblicò
un articolo dove si poteva leggere
“Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. Non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi”.
Quel giornale era L’Unità.
“Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. Non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi”.
Quel giornale era L’Unità.
Non so se furono solo quelle pagine ad incitare al rifiuto di altri Italiani; certo tristemente
passato alla Storia è “il treno della vergogna”, un convoglio di carri
merci su cui viaggiarono nostri profughi che, provenienti da Pola, erano
sbarcati dalla nave Toscana ad Ancona ed erano diretti a Bologna. In questa
stazione li attendeva il massimo dell'ostilità: il treno venne preso a sassate
mentre aderenti alla CGIL minacciarono di
scioperare se a quegli esuli fosse stato dato da mangiare.
Era
il 18 febbraio del 1947 *
Fu scritta una pagina vergognosa contro connazionali inermi e auspico un momento di riflessione per quanta sofferenza questi patirono espulsi dalle italiche terre giuliano dalmate.
*nel 2007 venne posta una lapide sul muro dell'ex mensa ferrovieri al binario 1.
(articolo presente anche in http://unavaligiadisperanze.blogspot.it/ )
giovedì 8 febbraio 2018
Alpini Bersaglieri e Fanti per l'obbligo del servizio militare
Dove è l’amore di Patria? Il Tricolore è da sventolare solo allo stadio? Quali riferimenti
hanno oggi i giovani? Peraltro, fin dall’infanzia, eliminando perfino la bocciatura nella scuola primaria, è stato tolto loro ogni stimolo al
miglioramento, l’orizzonte delle ambizioni.
Negli ultimi anni si è sempre più
diffusa una lagnanza mista alla rassegnazione: “certe cose non sarebbero
successe se i giovani avessero fatto il militare”.
Le Associazioni Nazionali di Alpini, Bersaglieri e Fanti hanno raccolto questo anelito sociale e, sotto il titolo: “Ripristino di un periodo di servizio obbligatorio dei giovani a favore della Patria nelle modalità che la politica vorrà individuare”, hanno voluto scuotere l'opinione pubblica, ma soprattutto le forze politiche promuovendo una conferenza stampa che si è tenuta a Milano, al Palazzo delle Stelline lo scorso 7 febbraio.
La sala era strapiena di Alpini, ma anche di cittadini interessati dall'importante argomento.
Vuoi per questo, e mi auguro non l'abbiano fatto per l'approssimarsi delle elezioni, erano presenti anche noti esponenti politici.
Doverosa la loro presenza perché la "legge Martino", con cui si sospendeva l'obbligatorietà del servizio militare dal 1° gennaio 2005, fu approvata con 433 voti favorevoli, 17 contrari e 7 astenuti (i Verdi).
Da quel momento alle armi si poteva accedere solo per ferma volontaria e, col tempo, le conseguenze sociali si sono viste.
Anche io sono tra quelli che ritiene che nulla si è sostituito all'importanza del servizio militare; se vogliamo, e solo parzialmente, la pratica sportiva che non deve però essere interpretata solo di puro agonismo.
Ai nostri giovani è mancata l'opportunità di fare nuove conoscenze, di costruire aggregazione, imparare il rispetto delle regole, della gerarchia: parole bollate anche da molti opinion maker senza tener conto che la vita da adulti, soprattutto il mondo del lavoro, avrebbero imposto tutto questo.
Perché quindi non prenderne confidenza al termine delle scuole superiori con una ferma obbligatoria di 6 mesi?
Fino ad una quindicina d'anni fa il principale problema rappresentato dal servizio militare era l'interruzione dell'attività lavorativa o il ritardo nell'iniziarla; oggi, che in gran parte dei casi il posto di lavoro si fa attendere dopo la maturità o laurea, il trascorrere 6 mesi da soldato può essere un'utile, complementare esperienza formativa.
Fino ad una quindicina d'anni fa il principale problema rappresentato dal servizio militare era l'interruzione dell'attività lavorativa o il ritardo nell'iniziarla; oggi, che in gran parte dei casi il posto di lavoro si fa attendere dopo la maturità o laurea, il trascorrere 6 mesi da soldato può essere un'utile, complementare esperienza formativa.
A chi oppone i nei della vita di caserma si può rispondere che, tolti alcuni aspetti migliorabili se non solo
perfettibili, c’era comunque una inequivocabile risposta: il limite
temporale, dopo una dozzina di mesi la naia finiva. Si tornava alla vita borghese dopo aver costruito, cementato rapporti umani e quanto di positivo era stato appreso "con le stellette" è testimoniato dalle centinaia di appelli che molte riviste pubblicano: congedati che, a distanza di anni, pubblicano fotografie della leva militare cercando commilitoni.
La vita militare ha rappresentato una grande palestra, una scuola di vita e io ho condiviso l'iniziativa illustrata in quella conferenza stampa da associazioni d'Arma rappresentate ai massimi livelli: Sebastiano FAVERO, presidente nazionale dell’ANA, Daniele CAROZZI, vicepresidente dell’Associazione Bersaglieri e Gianni STUCCHI, presidente dell’Associazione del Fante in rappresentanza di circa 400mila iscritti.
Mons. Bruno FASANI, direttore della rivista L'Alpino, ha aperto
l'incontro: "Non è un escamotage per rimpinguare le fila che si stanno
assottigliando, ma fare fronte ad un problema morale, al vuoto educativo,
occorre seminare nelle nuove generazioni il senso del servizio comune, educare
alle responsabilità con nuove sensibilità", Fra le motivazioni morali anche quella che questa iniziativa è da interpretare come un investimento, non un costo.
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| Sebastiano FAVERO - ANA © |
| Daniele CAROZZI - ANB © |
| Gianni STUCCHI - ANF © |
| Mons Bruno FASANI © |
Davvero significativi e numerosi gli esponenti politici che hanno aderito; mancavano solo Forza Italia e il Mov. 5 stelle. Affido però alla lettura del mio articolo pubblicato su http://www.teleinsubria.net/ tutti i dettagli del dibattito; a me preme notare che si sono rilevate posizioni differenti, talvolta opposte sul modo di
attuare la proposta, tuttavia nel porre un problema si è data anche la sua soluzione:
alle forze politiche il compito di trovare il percorso per raggiungerla.
(foto di Gianmaria Italia © proprietà riservata)
leggi anche unavaligiadisperanze.blogspot.it il blog dedicato all'Emigrazione italiana
leggi anche unavaligiadisperanze.blogspot.it il blog dedicato all'Emigrazione italiana
mercoledì 7 febbraio 2018
RIM JUNIOR 2017 un libro per conoscere l'Emigrazione Italiana
Ormai, quasi quotidianamente, le cronache ci propongono tristi immagini di migranti che, su mezzi fatiscenti che spesso si rivelano fatali, raggiungono le nostre coste, approdi finali di viaggi durissimi attraverso percorsi che ne minano fisico e morale.
Questo mette in secondo piano o addirittura rappresenta un sipario ad un'altra migrazione, la mostra Emigrazione che aumenta ogni anno.
I viaggi dei nostri emigranti sono certo meno perigliosi, ma hanno un comune denominatore: si lasciano case, affetti per affrontare nuove realtà, nuovi ambienti, nuova gente, nuove lingue spesso alquanto differenti da quelle che credevano di avere ben imparato sui banchi di scuola. Soprattutto si confrontano con altri lavoratori, emigranti di altre nazioni. Insomma l'Emigrazione italiana è una costante che rappresenta ormai l'8% della popolazione nazionale, numeri e persone con cui è indispensabile confrontarsi.
La Fondazione Migrantes, confermando ancora una volta la sua attenzione a questo tema, ha voluto affiancare all'annuale Rapporto Italiani nel Mondo (510 pagine l'edizione 2017) un "fratellino" chiamato RIM Junior 2017, conta 190 pagine dalla grafica accattivante e ricca di illustrazioni opera di Carmela D'Errico.
L'autrice dei testi è Daniela Maniscalco mentre preziosa ed autorevole è la collaborazione di Delfina Licata, curatrice e caporedattore del Rapporto. E' lei che introduce l'opera, che ha per sottotitolo Il racconto degli Italiani nel mondo, dichiarando "Questo non è un libro qualsiasi", e ce ne accorgiamo subito.
Presenta, descrive, illustra cosa è stata l'Emigrazione italiana che ha mosso i suoi passi fin dalla fine del XIX secolo. Rivela, con aneddoti e testimonianze, mestieri con cui nostri bisnonni raggiungevano terre straniere e, a prezzo di sacrifici non indifferenti, creavano nuove esistenze, nuovi stili di vita.
Scopriamo così che l'Italia emigrante è stata composta, oltre che da robuste braccia per l'agricoltura, per i cantieri o nelle miniere, anche da barbieri, musicisti, saltimbanchi, spazzacamini, atleti e ...modelli. Sì, quelli che posano per quadri o statue. La Ciociaria era una terra ricca di giovani le cui fattezze (e pazienza) ben si confacevano per queste espressioni artistiche.
Dopo averlo letto, non perdendo una riga, ho imparato molto, ho incrementato la mia conoscenza dell'Emigrazione italiana e, come me, molti altri ex adolescenti apprezzeranno questo Rapporto Italiani nel Mondo in edizione junior, forse per modestia. Quella modestia e rispetto che gli Italiani dovrebbero avere nel considerare ogni connazionale che parte come un messaggero delle nostre tradizioni, della nostra cultura, della nostra Patria.
La Fondazione Migrantes, con il suo direttore generale Don Gianni De Robertis e Daniela Maniscalco, ha portato in Lussemburgo, nella Libreria Italiana (direttrice Luisa Maffioli Spagnolli), questa pubblicazione riscuotendo grande interesse e ammirazione.
Questo mette in secondo piano o addirittura rappresenta un sipario ad un'altra migrazione, la mostra Emigrazione che aumenta ogni anno.
I viaggi dei nostri emigranti sono certo meno perigliosi, ma hanno un comune denominatore: si lasciano case, affetti per affrontare nuove realtà, nuovi ambienti, nuova gente, nuove lingue spesso alquanto differenti da quelle che credevano di avere ben imparato sui banchi di scuola. Soprattutto si confrontano con altri lavoratori, emigranti di altre nazioni. Insomma l'Emigrazione italiana è una costante che rappresenta ormai l'8% della popolazione nazionale, numeri e persone con cui è indispensabile confrontarsi.
La Fondazione Migrantes, confermando ancora una volta la sua attenzione a questo tema, ha voluto affiancare all'annuale Rapporto Italiani nel Mondo (510 pagine l'edizione 2017) un "fratellino" chiamato RIM Junior 2017, conta 190 pagine dalla grafica accattivante e ricca di illustrazioni opera di Carmela D'Errico.
L'autrice dei testi è Daniela Maniscalco mentre preziosa ed autorevole è la collaborazione di Delfina Licata, curatrice e caporedattore del Rapporto. E' lei che introduce l'opera, che ha per sottotitolo Il racconto degli Italiani nel mondo, dichiarando "Questo non è un libro qualsiasi", e ce ne accorgiamo subito.
Presenta, descrive, illustra cosa è stata l'Emigrazione italiana che ha mosso i suoi passi fin dalla fine del XIX secolo. Rivela, con aneddoti e testimonianze, mestieri con cui nostri bisnonni raggiungevano terre straniere e, a prezzo di sacrifici non indifferenti, creavano nuove esistenze, nuovi stili di vita.
Scopriamo così che l'Italia emigrante è stata composta, oltre che da robuste braccia per l'agricoltura, per i cantieri o nelle miniere, anche da barbieri, musicisti, saltimbanchi, spazzacamini, atleti e ...modelli. Sì, quelli che posano per quadri o statue. La Ciociaria era una terra ricca di giovani le cui fattezze (e pazienza) ben si confacevano per queste espressioni artistiche.
Dopo averlo letto, non perdendo una riga, ho imparato molto, ho incrementato la mia conoscenza dell'Emigrazione italiana e, come me, molti altri ex adolescenti apprezzeranno questo Rapporto Italiani nel Mondo in edizione junior, forse per modestia. Quella modestia e rispetto che gli Italiani dovrebbero avere nel considerare ogni connazionale che parte come un messaggero delle nostre tradizioni, della nostra cultura, della nostra Patria.
| Daniela Maniscalco e Don Gianni De Robertis |
| Don Gianni De Robertis dialoga con Italiani residenti in Lussemburgo (testo e foto di Gianmaria Italia) |
ALPINI, la gaffe di Baglioni
"Ofelè, fa' el to mesté", vale a dire "Pasticcere, fai il tuo mestiere" verrebbe da dire a Baglioni dopo l'infelice frase "Non faremo un raduno degli alpini" pronunciata nella conferenza stampa di presentazione del 68° Festival di Sanremo.
Non si scopre adesso che Baglioni sia un ottimo cantante, mi sarei aspettato che fosse un altrettanto ottimo oratore, ma l'incipit sugli Alpini non mi è piaciuto.
Le adunate degli Alpini sono qualcosa di grande a cui ci si prepara, dai singoli piccoli gruppi fino ai più alti vertici, con uno scrupolo, un'attenzione degna solo di applausi; così sarà, perfettamente organizzata, anche la 91a edizione che si celebrerà in maggio a Trento.
Due anni fa ho assistito all'89° Raduno tenutosi ad Asti, festosamente "assediata" da 500mila persone giunte da ogni parte d'Italia e dall'estero, almeno 100.000 (centomila) erano le Penne nere in sfilata: posso testimoniare che raramente un evento di tale portata è stato così ben organizzato e gestito.
Legittimo quindi che tutti i quadri dirigenti degli Alpini si siano risentiti, forse anche indignati, per la definizione alquanto infelice, se non offensiva, che Baglioni, in qualità di direttore artistico del festival sanremese, ha scelto per classificare il proprio evento.
Stamane ho incontrato il comandante Sebastiano Favero, presidente nazionale dell'A.N.A.; si aspetta, come tutti gli Alpini (e non solo), le scuse da parte di Baglioni.
Da parte mia debbo dire che le emozioni che suscita un raduno degli Alpini restano indelebilmente scolpite nell'animo di ogni Italiano che vi partecipa; auguro a Baglioni che il suo festival raccolga almeno il 30 per cento di quei sentimenti.
Non si scopre adesso che Baglioni sia un ottimo cantante, mi sarei aspettato che fosse un altrettanto ottimo oratore, ma l'incipit sugli Alpini non mi è piaciuto.
![]() |
| Adunata Alpini a L'Aquila - da internet |
Due anni fa ho assistito all'89° Raduno tenutosi ad Asti, festosamente "assediata" da 500mila persone giunte da ogni parte d'Italia e dall'estero, almeno 100.000 (centomila) erano le Penne nere in sfilata: posso testimoniare che raramente un evento di tale portata è stato così ben organizzato e gestito.
Legittimo quindi che tutti i quadri dirigenti degli Alpini si siano risentiti, forse anche indignati, per la definizione alquanto infelice, se non offensiva, che Baglioni, in qualità di direttore artistico del festival sanremese, ha scelto per classificare il proprio evento.
Stamane ho incontrato il comandante Sebastiano Favero, presidente nazionale dell'A.N.A.; si aspetta, come tutti gli Alpini (e non solo), le scuse da parte di Baglioni.
| il Presidente Sebastiano FAVERO, foto di Gianmaria Italia |
Da parte mia debbo dire che le emozioni che suscita un raduno degli Alpini restano indelebilmente scolpite nell'animo di ogni Italiano che vi partecipa; auguro a Baglioni che il suo festival raccolga almeno il 30 per cento di quei sentimenti.
lunedì 5 febbraio 2018
Concorso Magistratura, umiliata una candidata
Una candidata al concorso per magistrati che si teneva alla Fiera di Roma è stata perquisita da agenti della Polizia penitenziaria fino agli indumenti più intimi; lo denuncia la dottoressa Cristiana Sani sospettata, come altre candidate, di occultare bigliettini utili alla soluzione dei test. Si è sentita umiliata da questa violenza, certo non fisica, ma certamente morale.
L'episodio risale al 26 gennaio ma ho preferito attendere oggi per commentarlo sperando che nel frattempo la "grande informazione" (leggasi telegiornali, perchè molte testate nazionali l'hanno riportata) l'avessero posta fra le loro notizie più rilevanti e invece non l'ho sentita.
Quanto accaduto e denunciato mi sembra alquanto immotivato e comunque è particolarmente lesivo alla dignità della persona.
In un momento in cui la violenza su una donna, comunque espressa, sta occupando le prime pagine, anche questo espisodio avrebbe dovuto destare ulteriore indignazione perchè attuato da esponenti della Polizia penitenziaria; visto l'ampio orizzonte di solidarietà che si è aperto verso attrici che hanno subito violenza o anche solo molestie non credo sia azzardato ascoltare o leggere un analogo messaggio da parte di una famosissima fiamma azzurra, vale a dire della campionessa di pattinaggio Carolina Kostner.
L'episodio risale al 26 gennaio ma ho preferito attendere oggi per commentarlo sperando che nel frattempo la "grande informazione" (leggasi telegiornali, perchè molte testate nazionali l'hanno riportata) l'avessero posta fra le loro notizie più rilevanti e invece non l'ho sentita.
Quanto accaduto e denunciato mi sembra alquanto immotivato e comunque è particolarmente lesivo alla dignità della persona.
In un momento in cui la violenza su una donna, comunque espressa, sta occupando le prime pagine, anche questo espisodio avrebbe dovuto destare ulteriore indignazione perchè attuato da esponenti della Polizia penitenziaria; visto l'ampio orizzonte di solidarietà che si è aperto verso attrici che hanno subito violenza o anche solo molestie non credo sia azzardato ascoltare o leggere un analogo messaggio da parte di una famosissima fiamma azzurra, vale a dire della campionessa di pattinaggio Carolina Kostner.
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