venerdì 15 dicembre 2017

Borseggiata non può volare

E' successo il 6 dicembre all'aeroporto della Malpensa.
Una signora deve partire per la Sicilia su un volo in partenza nel tardo pomeriggio; purtroppo poco prima è stata derubata: le era stata sottratta la borsetta dove c'erano tutti i suoi beni, inclusi documenti e denaro.
Fà subito la denuncia alla Polizia aeroportuale e con quella si reca al gate per l'imbarco.
"Documenti?"
"Non ne ho, mi li hanno rubati con tutto il resto, ecco la denuncia"
L'operatrice al desk fà un paio di telefonate ma la risposta non ammette speranze.
"No, mi spiace, ma senza documenti d'identità lei non può partire"; eppure il suo nome è nella lista d'imbarco.
In soccorso della donna ormai in lacrime, un'insegnante che sta tornando in Sicilia per trascorrere qualche giorno in famiglia, si muove subito una collega, anche lei in partenza che, conoscendola, si offre come garante.
Niente da fare; il problema è ancora più serio perché la derubata è rimasta senza soldi; si avvia allora una spontanea gara di solidarietà tra gli altri passeggeri per fornirle almeno quanto può servire per tornare al domicilio lombardo.
L'aereo parte senza la passeggera, in angoscia, che resta a terra.
Non è mio compito formulare ipotesi su quali provvedimenti sarebbero stati adottati se al suo posto ci fosse stato un qualcun altro/altra, certo sono alquanto perplesso: possibile che con una denuncia scritta della Polizia e la disponibilità di una garante, la possibilità di riscontri soggettivi un/una cittadino/a italiano non può prendere  il volo, peraltro nazionale, che ha regolarmente pagato?
Avrete notato che non ho citato l'aeroporto di destinazione, l'ora del decollo, il numero del volo, la sua sigla e quindi il nome della compagnia affinché non si interpretasse questo mio post come un atto d'accusa verso chiunque, anche perché è verosimile che l'operatrice al desk (essendo della SEA) si sarebbe comportata così anche per voli di altre compagnie.
Resta comunque insoluto il problema alquanto serio che ha vissuto quella persona che, oltretutto, era appena stata vittima di un furto.
Se tra i miei lettori scaturissero proposte per una soluzione sarò ben lieto di pubblicarle, grazie

giovedì 14 dicembre 2017

Bentornato PAOLO!

Dopo 139 giorni Paolo Nespoli è tornato sulla Terra; è atterrato stamane nella steppa del Kazakhstan. 
Il suo viaggio nella navetta Soyuz era iniziato il 28 luglio in compagnia dell'americano Randy Bresnik e del russo Sergei Ryazansky.
Visto il nome della missione (VITA) non si può che considerarla ben augurante, un'altra splendida esperienza infatti per l'astronauta milanese e un punto in più per l'Agenzia Spaziale Italiana. 

martedì 12 dicembre 2017

Milano ignora Giovanni Guareschi

O meglio, continua ad ignorare il sensibile quanto acuto ed estremamente "vero" Giovannino Guareschi.
Non c'è infatti una sola strada intitolata al  giornalista, umorista e caricaturista parmense che, come scrittore, è in assoluto l'autore italiano più tradotto; per trovarne qualcuna occorre andare nel sui hinterland: Opera, Vimodrone..., ma Milano no.
E proprio oggi che la celeberrima Brescello è sommersa dalle acque, e a migliaia sarà venuta in mente quell'esondazione del Po che unì sinistri e destri,  Peppone e Don Camillo (Il ritorno di Don Camillo), il Comune di Milano ha preferito intitolare due opere di Citylife (una via ad Anna Maria Ortese e una galleria  ad Anna Castelli Ferrieri) a  due persone certo validissime, ma se una strada deve essere un "monumento" a perenne memoria. come continuare a dimenticare Guareschi? Speriamo se lo ricordino l'anno prossimo, nel 2018,  quando ricorrerà il 50° dalla morte (22 luglio 1968). 
Se per la politica non sarà così allora forse vuole dire che per Giovannino Guareschi basta la memoria e l'affetto della gente. Ma sì, forse è meglio, così il suo nome inciso su targhe in marmo non sarà imbrattato da qualche writer.

giovedì 7 dicembre 2017

ANTONIO CARRARO, ASSUNZIONI DI VALORE

Quanto mai sconcertante, come ho già scritto e detto, l’eco alle 70 offerte di lavoro dell’Azienda (iniziale maiuscola d’obbligo) padovana.
Molte testate si sono fermate al fatto che nessuno aveva ancora risposto senza sottolineare, invece, il valore espresso da questa iniziativa: offriva lavoro qualificato!
Offriva la possibilità di aprire gli occhi, l’orizzonte su cosa è il mondo industriale, sulla concretezza  e, ancor più importante, la Carraro, con quei nuovi posti di lavoro, dimostrava e dimostra la propria vitalità credendo nel proprio futuro imprenditoriale in Italia e scommettendo sulla creazione e valorizzazione di nuove risorse, per giovani come per coloro che, pur con esperienza, si trova oggi senza lavoro.  
E' forse poco? Suvvia, è un’iniziativa che vale il miglior spot pubblicitario.
No, certa nostra stampa più o meno importante, non l’ha capito e quindi non l’ha esaltata preferendo titolare lo “scandalo” delle (momentanee) non risposte. Lasciamo stare poi chi ha voluto cercare (presumo senza trovarli) contorti dubbi e dietrologie: venivano offerti 70 (settanta) nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, basta e chiuso. Cos’altro ci si doveva aspettare da Campodarsego?

D’altronde le aziende, come i giornali, sono fatte da persone, c’è chi agisce nel giusto e chi tentenna ad arrivarci

martedì 5 dicembre 2017

Si offrono 70 posti di lavoro e nessuno risponde?

L'Antonio Carraro, una rinomata azienda padovana specializzata nella produzione di trattori, cerca 70 lavoratori da inserire a vari livelli; la sua Titolare precisa che il contratto di assunzione è a tempo indeterminato e lo stipendio è di € 1590 al mese (non mi è noto se per qualsiasi ruolo).
Una proposta che alletterebbe chiunque è alla ricerca di un lavoro, ma i titoli di giornale che mi passano sotto gli occhi mi sconcertano: “Nessuno risponde all’offerta”. 
L’azienda è corretta perché, seppur lordi, 1590 euro li toglie dal proprio bilancio, ma occorre considerare che al lavoratore arriva il netto con cui, se arriva da lontano, deve pagarsi viaggio da pendolare o l’affitto. Potrebbe essere  questo un motivo di tentennamento nel rispondere? Forse.
La notizia è di tre giorni fa e ricordo anche un servizio televisivo dove, dopo la presentazione d’effetto ecco una doverosa correzione …in corsa: l’intervista a tre persone che escono dall’azienda dopo aver consegnato il proprio curriculum, quindi il “nessuno risponde” è da ridiscutere se non cancellare.
Non mi fermo e vado anche a leggere i vari commenti  riportati da vari social e i dubbi dei lettori si sprecano perché tutti noi abbiamo visto le migliaia di nostro giovani che attraversano l’Italia per partecipare, senza una minima illusione, a concorsi. Ai più saranno ben noti i miseri salari a cui i nostri giovani si adattano pur di avere un lavoro onesto e sperare in tempi migliori. Abbiamo occhi e orecchie tappati quando ci sono state le inchieste sulle paghe ai ragazzi impiegati nei call-center?  E gli italiani espulsi dai cantieri edili per la concorrenza dei manovali dell’Est Europa?
C’è chi paventa anche il luogo comune dei giovani che preferiscono fare il medico o l’avvocato. Ma chi l’ha detto? Non lo si esclude, ma sono informati che si fa pratica per anni negli ospedali o negli studi legali in cambio di una stretta di mano? Certo che se guru dell’Economia ospitati in questo o quel talk show ci vengono a dire che le professioni del futuro non passano davanti ad un tornio od una fresa saranno pochini quelli che vanno ai corsi di formazione professionale, e comunque quelli bravi che ne escono non restano sulla porta a lungo.
Ecco, è su questo punto che soffermo la riflessione:  se quella manodopera fosse stata disponibile in zona la Antonio Carraro  avrebbe coperto i ruoli nel giro di poche settimane, e invece non è stato così. Che non ci sia stata la sperata pubblicizzazione? Non so e comunque è la stessa azienda a rendersene conto, tanto che ha organizzato un open day per il 16 dicembre per presentare se stessa e le funzioni richieste. Io credo che ci sarà la folla.
Quello che mi lascia attonito è che da una buona parte dell’informazione il messaggio che è passato ai lettori è che non ci sono giovani e meno giovani disposti a fare l’operaio. Cosa non vera perché la Carraro cerca anche ingegneri, periti meccanici disegnatori, impiegati, non solo operai, mestiere che comunque nessuno snobba. Io la vita del settore metalmeccanico la conosco bene, so quanti giovani vi si avvicinano per mettere a frutto gli studi professionali  o comunque per cominciare a lavorare, e non sono certo schifati.
I titoli erano di tre giorni fa e ora, dopo che cominciano ad emergere notizie meno “scandalistiche”, come quella che pubblica oggi Il Mattino di Padova (e doverosamente gliene rendo merito): “ad oggi le domande d’assunzione sono già 3000”  Tremila scrivono i Colleghi padovani mentre il Gazzettino smorza: "Arrivano mille curricula in 48 ore"; ciononostante, c’è ancora qualche sito che ancora oggi mette nel titolo che l’azienda “non trova nessuno”. Certo che la prima sensazione è di discredito sulla nostra classe di lavoratori a cui verrebbe la puzza sotto il naso fare il metalmeccanico. Qui prodest?
No, non mi sta bene questo “fare informazione” e l’Ordine dei Giornalisti dovrebbe intervenire.

martedì 21 novembre 2017

MILANO perde Agenzia Europea Farmaco

Ma Milano non l'ha persa al sorteggio tra due buste (Amsterdam e Milano); così come non si deve recriminare se, dopo i tempi supplementari, un giocatore sbaglia un rigore senza pensare alle occasioni mancate nei 90' più supplementari di gioco: bisognava andare prima in gol .
Ha ragione il presidente della Lombardia Roberto Maroni: l'intero nostro Governo, o almeno una squadra di autorevoli ministri, e non solo un sottosegretario avrebbero dovuto essere presenti a Bruxelles durante le votazioni.
E  l'EMA non l'ha persa solo Milano (890 posti di lavoro diretti), ma il nostro intero Paese; il capoluogo lombardo ha giocato tutte le carte disponibili, per cui non si può tacere quanto siano stati colpevoli il Governo e la politica italiana a cui non piace la crescente ìmportanza di Milano, ma anche l'informazione nazionale che per giorni ha preferito mettere in prima pagina le diatribe all'interno della sinistra (minuscolo d'obbligo) per le dichiarazioni di Bersani, D'Alema, Pisapia e altri loro compagni. Oggi è invece il primo titolo: che delusione!
E non ci può certo consolare il fatto che in Italia ci siano altre due agenzie europee: Efta per la sicurezza alimentare e la quasi sconosciuta Etf , Fondazione europea per la formazione.
Ora la sconfitta occupa i primi titoli: troppo tardi, era meglio agire prima, durante la gara.
Occorreva fare squadra, corpo unico per mostrare il volto dell'Italia a cui posti di lavoro e entrate avrebbero fatto ben più comodo al nostro bilancio che non i retaggi delle impopolari restrizioni imposteci dal ministro Fornero e dal governo Monti. 

lunedì 13 novembre 2017

Il Mondiale boccia il calcio italiano

L’esito della partita di San Siro, dove la Nazionale svedese ha fermato sullo 0-0 quella italiana eliminandola dal Mondiale, è l’epilogo già scritto della china discendente intrapresa dalla nostra squadra nell’ultimo decennio.
Abbiamo voluto vivere sugli allori del trionfo di Berlino (2006) ma dimenticando che poi hanno fatto seguito due eliminazioni consecutive dal primo turno del Mondiale.
L’unico rammarico l’ho per Gigi Buffon che non meritava di finire la ventennale carriera in Nazionale con questa eliminazione. A fine gara, tra le lacrime, ha proferito parole nobili, ...che siano ricordate.
Sorrido per certi commenti di telecronisti che, stupiti per l’improduttività dei nostri calciatori in campo, non facevano che ripetere che gli avversari erano meno forti di noi, così è stato anche per la gara al Meazza: gli Svedesi,  “meno forti di noi”, ci hanno lasciato a casa e parteciperanno a Russia 2018!
Occorre avere l’umiltà a tutti i livelli, quando si affida la Nazionale ad un ct bisogna mettersi in testa che, molto probabilmente, sarà già un bel traguardo che la nostra squadra si qualifichi per le semifinali. 
Ora il Calcio italiano deve guarire dall'esterofilia che l'ha afflitta negli ultimi 6-7 anni dove bastava che un giocatore avesse un'H in più, una K o una Y nel proprio nome per incoronarlo come un talento, salvo poi rispedirlo a casa, a garanzia scaduta, con viaggio pagato. Si devono riscoprire i vivai e le scuole calcio; i club devono rimandare i propri osservatori nei campi di periferia alla ricerca di talenti in erba. Solo così, disponendo di quantità, potremo individuare la qualità. 
Che dire del pubblico che ha fischiato l'Inno svedese? Ora avrà tutto il tempo per fischiare sé stesso.