Cade l'ultimo tenue baluardo che poteva tenere la casa dei nostri emigranti esente dall'IMU.
Piccola cronistoria: prima del governo Monti gli immobili che venivano lasciati sfitti in Italia dagli emigranti non pagavano l'IMU.
Per "salvare l'Italia" la manovra di Monti (d.l. 201/2011) mise in discussione questa esenzione lasciando facoltà ai singoli comuni di applicare o meno l'imposta nell'aliquota "altri fabbricati", quindi la più costosa, anche alle case di proprietà degli Italiani emigrati.
Per "fare cassa", non c'è altra spiegazione, ne approfittarono subito le giunte di Roma (Alemanno) e Milano (Pisapia) mentre moltissimi altri comuni, compresi capoluoghi di regione come Ancona, Bari, Napoli,Venezia e Torino) lasciarono immutata la gratuità.
Ci pensò Renzi, con la legge 80 del 23 maggio 2014, a togliere quelle eccezioni, o quasi.
Quasi perché tutti gli emigranti avrebbero dovuto pagare l'aliquota di "seconda casa", fatta eccezione per gli emigranti in pensione. E eurodeputati alleati di quel governo sottolinearono la sensibilità verso i nostri connazionali. Io, invece, stigmatizzai quell'esenzione perché la ritenevo una presa in giro domandando: ma dove trovi un nostro emigrante che si tiene vuota e sfitta una casa in Italia e continua a vivere all'estero? Ovvio pensare che i sacrifici posti nel costruirsela avrebbero poi meritato un loro utilizzo una volta raggiunta l'agognata pensione.
Bene, anche quella piccola schiera di emigranti in pensione, se proprietaria di una casa in Italia, dovrà pagare l'IMU come "altri fabbricati".
La motivazione? Con questa agevolazione l'Italia era stata accusata di non rispettare il principio di non discriminazione, favorendo esclusivamente i cittadini italiani residenti all'estero e non anche gli stranieri in possesso di un immobile in Italia.
Ma i nostri europarlamentari gliel'hanno spiegato che gli immobili comprati in Italia dagli stranieri sono solo case vacanze?
Mancava questo ultimo schiaffo a chi, all'estero, porta onore all'Italia mentre qui i nostri governanti inventano redditi e bonus che svuotano le casse dello Stato giustificandoli come aiuti alla ripresa economica?
Come possono giustificare, infatti, quello sui monopattini elettrici che sono quasi tutti made in Cina?
Cos'altro inventeranno ora perché i nostri emigranti paghino ancora di più?
mercoledì 22 luglio 2020
I vincitori del Recovery Fund
All'indomani dell'accordo sul Recovery Fund che ha visto tutti vincitori, nel senso che hanno portato a casa qualche euro in più (centro sud Europa) o hanno beneficiato di ulteriori sconti (nord Europa) in casa nostra si è rinnovata la passerella dei protagonisti nostrani e dei plaudenti.
Ognuno ha di che compiacere e compiacersi.
Cerchiamo di non dimenticarli: dal presidente Conte ai vari ministri passando per i dignitari del PD, del M5s, LeU, Italia Viva, +Europa (proprio determinanti!!!) e l'assenso di Forza Italia.
Ricordiamoli quando, per restituire i 127 miliardi di prestiti, verranno varate imposte e tasse da notti insonni. Che non si giustifichino, come in occasione del governo Monti, che "si doveva salvare l'Italia", perché bastava tenere stretti i cordoni della borsa e non inventarsi navigator ed elargire redditi, indennizzi e bonus (assurdo quello sui monopattini elettrici, quasi tutti made in China) per accontentare questa o quella fascia elettorale.
Come diceva quarant'anni fa Renzo Arbore ... "Meditate gente, meditate!"
Ognuno ha di che compiacere e compiacersi.
Cerchiamo di non dimenticarli: dal presidente Conte ai vari ministri passando per i dignitari del PD, del M5s, LeU, Italia Viva, +Europa (proprio determinanti!!!) e l'assenso di Forza Italia.
Ricordiamoli quando, per restituire i 127 miliardi di prestiti, verranno varate imposte e tasse da notti insonni. Che non si giustifichino, come in occasione del governo Monti, che "si doveva salvare l'Italia", perché bastava tenere stretti i cordoni della borsa e non inventarsi navigator ed elargire redditi, indennizzi e bonus (assurdo quello sui monopattini elettrici, quasi tutti made in China) per accontentare questa o quella fascia elettorale.
Come diceva quarant'anni fa Renzo Arbore ... "Meditate gente, meditate!"
lunedì 20 luglio 2020
ANIOC, un lusinghiero traguardo
Organizzata dal Cav. Comm. Gianfranco BERETTA, delegato per la provincia Monza Brianza dell'ANIOC e stimato imprenditore nel campo delle produzioni tv, sabato 19 luglio si è tenuta in Villa Monguzzi, a Biassono, una riunione tra Cavalieri di vari Ordini.
Figure che hanno abbracciato e praticano ogni giorno i fondamenti dello spirito dell'ANIOC, l'Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche che, fra l'altro, prevedono lo stabilire rapporti di fratellanza fra gli insigniti, tutelare il diritto e il rispetto delle Istituzioni Cavalleresche perpetuando la loro funzione morale e civile. Non di meno, mantenere il sentimento di Patria e che gli insigniti siano esempio di virtù civiche.
Sono fiero di aver partecipato a quell'incontro dove, grazie al Cav. Comm. Gianfranco BERETTA, sono stato ammesso in questa benemerita istituzione che è stata fondata a Firenze nel 1949.
Ospite d'onore il Cav. Claudio PENNATI, presidente della delegazione ANIOC della provincia di Milano.
Nelle foto il momento in cui Beretta mi consegna l'atto di associazione e la stretta di mano con Pennati che, sotto, è ripreso mentre mi appone la spilla con la stella tricolore dell'ANIOC
Figure che hanno abbracciato e praticano ogni giorno i fondamenti dello spirito dell'ANIOC, l'Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche che, fra l'altro, prevedono lo stabilire rapporti di fratellanza fra gli insigniti, tutelare il diritto e il rispetto delle Istituzioni Cavalleresche perpetuando la loro funzione morale e civile. Non di meno, mantenere il sentimento di Patria e che gli insigniti siano esempio di virtù civiche.
Sono fiero di aver partecipato a quell'incontro dove, grazie al Cav. Comm. Gianfranco BERETTA, sono stato ammesso in questa benemerita istituzione che è stata fondata a Firenze nel 1949.
Ospite d'onore il Cav. Claudio PENNATI, presidente della delegazione ANIOC della provincia di Milano.
![]() |
| Gianfranco Beretta e Gianmaria Italia |
![]() |
| da sinistra: Italia, Beretta e Pennati (foto Brianza Channel) |
sabato 18 luglio 2020
Laura Castelli come Maria Antonietta?
"Se non hanno più pane che mangino brioche", affermò Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena quando la informarono che la gente non aveva più pane.
Sulla stessa linea di paragone potremmo mettere la nostra vice ministra Laura Castelli che, ospite di Tg2 Post, ha affermato: "Se una persona decide di non andare più a sedersi al ristorante, bisogna aiutare l'imprenditore a fare un'altra attività".
Spunto generoso, ma allora quale, di grazia?
Sembra l'accompagnare un cieco nell'attraversare la strada con l'illusione di fargli riprendere la vista...
Se questo è il pensiero di chi sta al governo e dovrebbe amministrare il Paese, penso che ad irritarsi non dovrebbero essere solo i ristoratori, ma tutta le gente di buonsenso.
La signora Castelli, come buona parte dei nostri politici, ha rivelato una dubbia conoscenza del mondo economico, soprattutto quello imprenditoriale che, a differenza di quello parlamentare, dalla sera alla mattina non si ritrova la certezza di un lucroso stipendio proveniente dal denaro pubblico, se lo deve guadagnare giorno per giorno.
I ristoratori, e così tutti gli altri imprenditori, devono costruirsi il presente e il futuro ogni mattina quando alzano la saracinesca della bottega, varcano la porta del laboratorio o aprono il cancello della fabbrica nella speranza che la giornata sia proficua, e certo non aspettando tranquilli e sereni un immancabile (pingue) stipendio.
Allora spieghiamolo a certi signori che qualsiasi seria attività imprenditoriale prevede una specifica esperienza, investimenti, responsabilità e una quotidiana attenzione all'evolversi della società. E' un mondo economico che non chiede oboli, ma solo rispetto e un alleggerimento di balzelli burocratici, imposte e tasse che piovono sulla testa anche quando davanti ai loro locali non si ferma neppure l'annusare di un cane.
Sulla stessa linea di paragone potremmo mettere la nostra vice ministra Laura Castelli che, ospite di Tg2 Post, ha affermato: "Se una persona decide di non andare più a sedersi al ristorante, bisogna aiutare l'imprenditore a fare un'altra attività".
Spunto generoso, ma allora quale, di grazia?
Sembra l'accompagnare un cieco nell'attraversare la strada con l'illusione di fargli riprendere la vista...
Se questo è il pensiero di chi sta al governo e dovrebbe amministrare il Paese, penso che ad irritarsi non dovrebbero essere solo i ristoratori, ma tutta le gente di buonsenso.
La signora Castelli, come buona parte dei nostri politici, ha rivelato una dubbia conoscenza del mondo economico, soprattutto quello imprenditoriale che, a differenza di quello parlamentare, dalla sera alla mattina non si ritrova la certezza di un lucroso stipendio proveniente dal denaro pubblico, se lo deve guadagnare giorno per giorno.
I ristoratori, e così tutti gli altri imprenditori, devono costruirsi il presente e il futuro ogni mattina quando alzano la saracinesca della bottega, varcano la porta del laboratorio o aprono il cancello della fabbrica nella speranza che la giornata sia proficua, e certo non aspettando tranquilli e sereni un immancabile (pingue) stipendio.
Allora spieghiamolo a certi signori che qualsiasi seria attività imprenditoriale prevede una specifica esperienza, investimenti, responsabilità e una quotidiana attenzione all'evolversi della società. E' un mondo economico che non chiede oboli, ma solo rispetto e un alleggerimento di balzelli burocratici, imposte e tasse che piovono sulla testa anche quando davanti ai loro locali non si ferma neppure l'annusare di un cane.
domenica 12 luglio 2020
Ottimi medici italiani a Londra
Ha sorpreso i più che a curare il premier inglese Boris Johnson sia stato un italiano, esattamente il dottor Luigi Camporota, un catanzarese formatosi presso l'Università Magna Graecia.
Per questo Matteo Salvini ha dichiarato: "Siamo orgogliosi dei nostri professionisti che si fanno onore davanti al mondo. I nostri cervelli, le nostre capacità, il nostro lavoro".
Camporota è un apprezzato pneumologo in servizio presso il St. Thomas hospital di Londra dove, tra l'altro, opera un altro italiano, il dottor Vincenzo Caruso, apprezzato medico chirurgo originario di Paternò che ha sposato Cristina Calderone, una biologa di Floridia (Siracusa).
per comunicarvi col blog scrivere a gianmaria.italia@gmail.com
Per questo Matteo Salvini ha dichiarato: "Siamo orgogliosi dei nostri professionisti che si fanno onore davanti al mondo. I nostri cervelli, le nostre capacità, il nostro lavoro".
Camporota è un apprezzato pneumologo in servizio presso il St. Thomas hospital di Londra dove, tra l'altro, opera un altro italiano, il dottor Vincenzo Caruso, apprezzato medico chirurgo originario di Paternò che ha sposato Cristina Calderone, una biologa di Floridia (Siracusa).
per comunicarvi col blog scrivere a gianmaria.italia@gmail.com
venerdì 10 luglio 2020
L'Università dell'Insubria guarda oltre frontiera
Mentre si festeggiano 48 neo-dottori in Medicina e Chirurgia, tra cui Massimo Stella, figlio del professor Roberto Stella morto per Covid, l'ateneo varesino consolida il proprio orientamento internazionale
Da un sondaggio effettuato nel 2018 dall'Università dell'Insubria su 626 propri laureati, si è appreso che 270 sono emigrati nella vicina Svizzera, 66 nel Regno Unito, 47 in Germania, 44 negli Usa, 29 in Francia, 26 in Spagna, 14 in Australia e Irlanda, 12 Paesi Bassi, 8 in Lussemburgo, 7 in Belgio e Polonia. Altri suoi laureati si sono trasferiti in Danimarca, Malta, Canada, Finlandia, Grecia, Giappone, Brasile e Norvegia.
Il loro impiego è stato prevalentemente rivolto a biologia, biotecnologia molecolare, economia, fisica, informatica, matematica e medicina, a dimostrazione che l'Università dell'Insubria offre corsi di laurea attuali, che sanno rispondere alle aspettative del mondo del lavoro.
Significativo anche rilevare come taluni corsi di questo ateneo, che ha sedi a Como, varese e Busto Arsizio, prevedano il rilascio di doppio titolo con prestigiose università straniere consorziate: Francia, Germania, Repubblica Ceca, Svezia e Svizzera . Lì gli studenti possono trascorrere un periodo di studio al termine del quale conseguiranno il titolo dell'Università dell'Insubria che quello dell'università partner.
Da un sondaggio effettuato nel 2018 dall'Università dell'Insubria su 626 propri laureati, si è appreso che 270 sono emigrati nella vicina Svizzera, 66 nel Regno Unito, 47 in Germania, 44 negli Usa, 29 in Francia, 26 in Spagna, 14 in Australia e Irlanda, 12 Paesi Bassi, 8 in Lussemburgo, 7 in Belgio e Polonia. Altri suoi laureati si sono trasferiti in Danimarca, Malta, Canada, Finlandia, Grecia, Giappone, Brasile e Norvegia.
Il loro impiego è stato prevalentemente rivolto a biologia, biotecnologia molecolare, economia, fisica, informatica, matematica e medicina, a dimostrazione che l'Università dell'Insubria offre corsi di laurea attuali, che sanno rispondere alle aspettative del mondo del lavoro.
Significativo anche rilevare come taluni corsi di questo ateneo, che ha sedi a Como, varese e Busto Arsizio, prevedano il rilascio di doppio titolo con prestigiose università straniere consorziate: Francia, Germania, Repubblica Ceca, Svezia e Svizzera . Lì gli studenti possono trascorrere un periodo di studio al termine del quale conseguiranno il titolo dell'Università dell'Insubria che quello dell'università partner.
Conte proroga l'emergenza coronavirus
Che ci sia una ripresa dei contagi è sotto gli occhi di tutti, c'è però da domandarsi dove si è mancato nei controlli. Perché è la carenza nei controlli e l'eccessiva liberalizzazione concessa qua e là a fare uscire il fiume dal suo alveo, salvo mettere in difficoltà ristoranti, bar e scuole con pareti e distanziatori, a fare risvegliare il Covid 19.
Quando il Presidente del consiglio, proprio a Venezia dove ha assistito al collaudo ufficiale del Mose che dovrebbe scongiurare l'acqua alta in piazza San Marco e riportare fiducia agli operatori turistici, dichiara che "Ci sono le condizioni per prorogare l'emergenza fino al 31 dicembre", a qualcuno saranno cadute le braccia.
Da notare: questo il proclama da titoloni che fa scorrere brividi sulla schiena, però esprime l'intenzione di passare dal Parlamento. !?
Ma come, coinvolge il Parlamento che ha ignorato in più occasioni e ora lo responsabilizza per una intenzione che fa rima con decisione?
Cosa comporterà? Quali provvedimenti verranno mantenuti o accentuati? Certo continueremo a pagare la pletora di tecnici ed esperti, o no? La Protezione civile continuerà ad approvvigionarsi direttamente di mascherine, camici eccetera evitando gare d'appalto? Vale a dire pagare in anticipo il fornitore? E perché la pubblica amministrazione non pensa invece di abbreviare i pagamenti (posticipati) agli altri?
Io, invece, mi sono sorpreso che, dopo aver pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1° febbraio l'inizio di un semestre di emergenza nazionale, il 19 febbraio si è lasciata disputare regolarmente la partita di Champions League tra Atalanta e Valencia: lo stadio San Siro fu un'incubatrice di contagi che misero in ginocchio la Bergamasca e migrò anche a Valencia.
Pochi giorni prima, nel palazzetto dello Sport di Casalromano (MN), si era disputata un'affollata gara di arti marziali (foto): nessuna autorità aveva posto divieti.
Se si dispone un divieto si predispongano anche gli agenti affinché li facciano rispettare, invece abbiamo lasciato che apparissero su tutti i giornali cartacei e televisivi i disinvolti "smascherati" che animavano la movida dei navigli.
Strilla, strepiti e j'accuse per inviare (tardivamente) pattuglie. Ma perché solo a Milano quando analoghe scene avvenivano in altre parti d'Italia e i responsabili erano perfettamente identificabili?
Io ho un'altra interpretazione: continuiamo a parlare di coronavirus e, vietando gli assembramenti, si procrastina la possibilità di nuove elezioni perché poi, con l'avvicinarci a quella del Presidente della Repubblica, Conte, Zingaretti e Di Maio continueranno a gestire un governo riempito di bisticci interni, parolame e il varo di qualche nuovo bonus (con i soldi di chi?) per pasturare il vivaio dei consensi.
Ma al governo si rendono conto che lo stato di emergenza, senza una disciplina dei comportamenti, atrofizza l'economia, quindi la vera sostanza del Paese mentre il pil è sceso del 12%? I dipendenti delle aziende private hanno ormai esaurito le ferie, in migliaia boccheggiano aspettando ancora di ricevere i denari della cassa integrazione.
Ma quel mondo è troppo lontano da quello dei palazzi e della pubblica amministrazione dove gli stipendi continuano ad affluire. Ma fino a quando?
Quando il Presidente del consiglio, proprio a Venezia dove ha assistito al collaudo ufficiale del Mose che dovrebbe scongiurare l'acqua alta in piazza San Marco e riportare fiducia agli operatori turistici, dichiara che "Ci sono le condizioni per prorogare l'emergenza fino al 31 dicembre", a qualcuno saranno cadute le braccia.
Da notare: questo il proclama da titoloni che fa scorrere brividi sulla schiena, però esprime l'intenzione di passare dal Parlamento. !?
Ma come, coinvolge il Parlamento che ha ignorato in più occasioni e ora lo responsabilizza per una intenzione che fa rima con decisione?
Cosa comporterà? Quali provvedimenti verranno mantenuti o accentuati? Certo continueremo a pagare la pletora di tecnici ed esperti, o no? La Protezione civile continuerà ad approvvigionarsi direttamente di mascherine, camici eccetera evitando gare d'appalto? Vale a dire pagare in anticipo il fornitore? E perché la pubblica amministrazione non pensa invece di abbreviare i pagamenti (posticipati) agli altri?
Io, invece, mi sono sorpreso che, dopo aver pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1° febbraio l'inizio di un semestre di emergenza nazionale, il 19 febbraio si è lasciata disputare regolarmente la partita di Champions League tra Atalanta e Valencia: lo stadio San Siro fu un'incubatrice di contagi che misero in ginocchio la Bergamasca e migrò anche a Valencia.
Pochi giorni prima, nel palazzetto dello Sport di Casalromano (MN), si era disputata un'affollata gara di arti marziali (foto): nessuna autorità aveva posto divieti.
Se si dispone un divieto si predispongano anche gli agenti affinché li facciano rispettare, invece abbiamo lasciato che apparissero su tutti i giornali cartacei e televisivi i disinvolti "smascherati" che animavano la movida dei navigli.
Strilla, strepiti e j'accuse per inviare (tardivamente) pattuglie. Ma perché solo a Milano quando analoghe scene avvenivano in altre parti d'Italia e i responsabili erano perfettamente identificabili?
Io ho un'altra interpretazione: continuiamo a parlare di coronavirus e, vietando gli assembramenti, si procrastina la possibilità di nuove elezioni perché poi, con l'avvicinarci a quella del Presidente della Repubblica, Conte, Zingaretti e Di Maio continueranno a gestire un governo riempito di bisticci interni, parolame e il varo di qualche nuovo bonus (con i soldi di chi?) per pasturare il vivaio dei consensi.
Ma al governo si rendono conto che lo stato di emergenza, senza una disciplina dei comportamenti, atrofizza l'economia, quindi la vera sostanza del Paese mentre il pil è sceso del 12%? I dipendenti delle aziende private hanno ormai esaurito le ferie, in migliaia boccheggiano aspettando ancora di ricevere i denari della cassa integrazione.
Ma quel mondo è troppo lontano da quello dei palazzi e della pubblica amministrazione dove gli stipendi continuano ad affluire. Ma fino a quando?
Iscriviti a:
Post (Atom)



