venerdì 13 giugno 2014

IMU: lati oscuri di un'imposta nata male

In questi giorni stiamo compilando gli F24 per il pagamento dell'IMU
Non ci sarà un solo contribuente che non mugugnerà su questa imposta che ha generato varie contestazioni; ci sono state anche critiche ufficiali ma è rimasta lì ad accontentare soprattutto piagniucolose amministrazioni comunali e alcune, Milano fra queste, alcuni mesi fa hanno anche rivalutato le rendite catastali.
Migliaia di appartamenti, seppur vuoti, sfitti, continuano a produrre succose entrate: sono quelle dei nostri Emigrati: sono considerate "altri fabbricati", quindi seconde case.
Ho sempre ritenuto disdicevole che comuni come Milano e Roma facciano cassa sulla pelle dei nostri emigrati.
Ancora più grave è che quei nostri connazionali paghino pure le tasse locali (i.e. tares). 
Ma ne sono stati informati i nostri esimi costituzionalisti che la tassa si paga per un servizio che viene prestato mentre gli iscritti all'AIRE come fanno ad usufruirne se vivono altrove, magari a 500 – 1000 km di distanza?
Giusto un anno fa, il 12 giugno 2013, il CQIE, Comitato Questioni per gli Italiani all'Estero, approvò all'unanimità una risoluzione sull'IMU affinchè il Governo si impegnasse al riconoscimento di "abitazione principale" degli immobili lasciati in patria dai nostri Emigranti. La norma si riferiva a quegli immobili non locati o concessi in comodato d'uso gratuito di proprietà dei nostri connazionali residenti all'estero.

Un segnale positivo arriva ora con l'annuncio che dal 2015 le case dei pensionati italiani residenti all'estero saranno considerate "prima casa".
E' un primo passo che dovrebbe risvegliale le coscienze anche se mi domando cosa se ne fa un nostro emigrante in pensione di una propria casa lasciata sfitta in Italia. Che sia stato un pretesto per fare vedere che si interessava di loro senza migliorare le cose?

mercoledì 11 giugno 2014

ELEZIONI EUROPEE, dove tutti hanno perso

C'è chi, come il PD, ha vinto per i voti ottenuti in Italia, ma sia il partito di Renzi che tutti gli altri hanno perso ...in Europa. Parrebbe un controsenso ma non lo è. 
I nostri europarlamentari, che pure beneficiano di compensi ben sopra le righe, non hanno saputo attirare l'attenzione dei nostri connazionali residenti all'estero.  La partecipazione al voto dei nostri emigrati , salvo rari casi (in Austria il 15,4%, in Lussemburgo il 14,2% e in Danimarca 12,9%), non ha superato l'8%. Hanno fortemente disertato gli  Italiani che vivono in Belgio (4,7%), in Germania (4,9%) e Francia (6.8%); in paesi quindi dove la loro presenza è ben significativa da generazioni. Dappertutto, ad eccezione di Austria e Lussemburgo,  l'affluenza è calata rispetto alle Europee del 2009 (5,9% contro il 7,3%) e questo dimostra con quanta delusione gli emigrati vedono la nostra partitocrazia.
E' stata una risposta che i nostri partiti non hanno voluto (o saputo) leggere perchè si sono sempre fatti spallucce di quella grande popolazione di Italiani che, affrontando spesso notevoli sacrifici, hanno cercato un futuro lontano dalle loro case, dai loro cari.
Nella campagna elettorale i nostri politici hanno usato toni roboanti, hanno cercato il voto promettendo di imporre il marchio italico nel parlamento europeo come dei nuovi Cesare pronti a sottomettere Galli, Belgi, Germani, Britanni, salvo poi ignorare del tutto i connazionali, gli iscritti all'AIRE, che tanto onore portano all'Italia. 
Il parlamento europeo è il consesso dove ti confronti direttamente con i politici degli altri stati, di quelle nazioni dove vivono centinaia di migliaia di Italiani; le elezioni erano pertanto l'occasione per interpretare le loro attese e portare l'Italia che amministra vicina ai compatrioti e sono riusciti a deluderli. 
E' un'emozione che ormai trovano solo negli stadi calcistici...

martedì 27 maggio 2014

LA GERMANIA ESPELLERA' ITALIANI DISOCCUPATI?

Mentre l'anno scorso quasi 12.000 Italiani si sono aggiunti ai 651.852 loro connazionali che risiedevano già in Germania, ecco una notizia che girava già all'inizio di aprile, tuttavia, salvo qualche sito, nessuno l'aveva messa in evidenza: perchè turbare l'accattivante invito a parteciare alle Elezioni europee?
Adesso però, dato che il provvedimento andrà in votazione tra pochi giorni, ne ho trovato i termini molto più dettagliati su QuiFinanza.it e in almeno una dozzina d'altri siti; tuttavia (giudicate voi) in nessuno dei quotidiani nazionali, compresi quelli che non hanno mai perso l'occasione di dare addosso alla signora Merkel. Eppure quale piatto ghiotto per puntare il dito accusatore contro la Germania? Probabilmente perchè entrambi i principali partiti tedeschi, CDU e SPD, hanno collaborato nel predisporre un disegno di legge per l'espulsione di cittadini stranieri (anche se dell'UE) che sono disoccupati da più di sei mesi. 
Il provvedimento, se approvato dal Bundestag, interesserebbe anche 65mila Italiani che attualmente vivono con il sussidio di disoccupazione.
Il fine è quello di contenere questa spesa certamente onerosa, ma si dimentica quanto l'Italia spende ogni giorno nell'operazione Mare Nostrum per arginare l'ondata migratoria dall'Africa e dal Vicino Oriente.
Sarebbe un grave colpo ai rapporti tra l'Italia e la Germania alla vigilia della nostra presidenza dell'UE, e comunque si prospetta già come un ostacolo per Matteo Renzi all'indomani del clamoroso successo nelle elezioni. Un impegnativo banco di prova all'esortazione "Ora l'Italia rialzi la testa" con cui ho intititolato un altro mio odierno blog.
Hanno già perso la voce tutti quei nostri politici che in campagna elettorale hanno sbandierato proclami del tipo "Più Italia e meno Germania" oppure "Meno Germania e più Europa"?

ADESSO ANCHE GRILLO SE LA PRENDE COI PENSIONATI

"...generazioni di pensionati che forse non hanno voglia di cambiare, di pensare un po' ai loro nipoti, ai loro figli, ma preferiscono stare così..."
Questo un brano della dichiarazione di Beppe Grillo dal suo blog all'indomani delle Euroelezioni
No, Signor Grillo, mi permetta di precisare che non ci sono pensionati "che forse non hanno voglia di cambiare", sono anzi tra i più attenti perchè sulla spalle della loro esperienza, del loro onesto vissuto si legge il rammarico per come - da troppi anni - sta andando l'Italia. 
Lei non ha idea delle loro preoccupazioni, dei sacrifici che spesso (non forse) affrontano per essere vicini ai loro figli, ai loro nipoti. E' dalle loro (spesso modeste) pensioni che traggono qualche banconota per aiutarli a finire il mese.
Questi, Signor Grillo, sono realmente i nostri pensionati.

EUROPEE 2014: ora l'Italia rialzi la testa

Un solo dato per affermare che l'Italia deve scuotersi e dare vigore alla propria attività nell'Europarlamento: siamo, tra i paesi con maggiore popolazione*, quelli con la più alta percentuale di affluenza al voto: 58,7% vale a dire ATTENZIONE e RISPETTO alle sue funzioni.
I "concorrenti" non hanno raggiunto il 50%
Francia  43,5 %
Germania  47,9 %
Polonia  22,7%
Regno Unito 36%
Romania  32,16%
Spagna 45,9%
Ungheria  28,92%


  *a parte il minor numero di elettori, non fanno testo Belgio e Lussemburgo perchè lì il votare è obbligatorio.

venerdì 23 maggio 2014

ELEZIONI EUROPEE

L'edizione 2014 della consultazione elettorale è iniziata ieri con la chiamata alle urne di britannici e olandesi, oggi irlandesi e ceki, sabato i lettoni, i lussemburghesi, i maltesi e gli slovacchi. Domenica 25 maggio quelli degli altri paesi, Italia inclusa.

Per la prima volta i vari schieramenti hanno anche messo in evidenza il loro leader, candidati alla presidenza della Commissione europea che abbiamo conosciuto nella conferenza stampa di giovedi 15 ben condotta da Monica Maggioni: il greco Alexis Tsipras per la Sinistra Unita, Martin Schulz per i Socialisti e Democratici, il belga Guy Verhofstadt per liberaldemocratici, la tedesca Ska Keller per i Verdi europei e il lussemburghese Jean-Claude Juncker del Partito Popolare Europeo.
Proprio in Lussemburgo ho ripreso alcuni manifesti di questa campagna elettorale. (© proprietà riservata, vietata la riproduzione)




martedì 20 maggio 2014

GLI ITALIANI NELLE MINIERE



La recente tragedia di Soma, in Turchia, ha riportato d’attualità l’arduo lavoro svolto da migliaia di uomini in nazioni anche più vicine a noi: quanto accadde l'8 agosto 1956 a Marcinelle (nei pressi di Charleroi, in Belgio) è indelebile nella nostra storia. Era la miniera "Bois du Cazier", dalle sue viscere si estraeva carbone e quel giorno 262 minatori, di cui 136 italiani, rimasero intrappolati a seguito di uno scoppio. Fu la pagina più drammatica di una serie di disgrazie meno celebrate: furono complessivamente 867 i minatori italiani morti dal 1946 al 1963, senza contare tutti coloro che ebbero l’esistenza minata dalla silicosi. Risale invece all’inizio del secolo scorso, al 6 dicembre 1907, il disastro a Monongah (West Virginia); mancano dati ufficiali ma si ipotizza in 956 i minatori morti, di cui 171 italiani.


L’emigrazione italiana in Belgio (che negli anni ’60 rappresentò il 44,2% della popolazione straniera in quel paese) non fu un esodo avventuroso come talvolta lo si vuole dipingere: fu il risultato degli  accordi bilaterali tra Italia e Belgio sottoscritti fin dal 1946 tra i due governi: manodopera in cambio di carbone. Quell’anno furono 24.000 i nostri connazionali che raggiunsero la Vallonia e oltre 46.000 due anni dopo. La Federazione Carbonifera Belga, che a Milano aveva sede in piazza S.Ambrogio 3, pubblicizzò largamente,  mediante manifesti, le “condizioni particolarmente vantaggiose offerte per il lavoro sotterraneo nelle miniere belghe”.  

Quello fu il maggior impulso, come verso Torino per la Fiat, alla nostra migrazione che cominciò ad interessare significativamente anche le regioni meridionali; prima di allora le provenienze erano dalle campagne di Piemonte, Veneto e Friuli. Per la cronaca il primo minatore italiano in Belgio fu il valdostano Léonard Louis Bertollin (era il 1888). Proprio dieci anni fa, nell’aprile del 2004, a Creutzwald in Lorena, chiuse l’ultima miniera di carbone; gli italiani rappresentavano almeno il 50% della manodopera.  Sempre in Lorena ci sono, esattamente a Freyming-Merlebach, i due pozzi più profondi per l’escavazione del carbone.


Poche decine di km più a ovest abbiamo le Terres rouges, un territorio  collinare che copre per circa  15 km la parte meridionale del Lussemburgo;  interessa principalmente le città di Dudelange, Esch-sur-Alzette, Differdange e un piccolo lembo orientale della Francia (zona di Audun-le-Tiche). Deve il suo nome ai minerali ferrosi di cui è ricca;  é lì che per una settantina d’anni i minatori hanno scavato in lunghi cunicoli di buie miniere. Si dice che, a differenza del carbone, estrarre il ferro sia meno pericoloso; certamente lavorare di piccone per ore e ore in una miniera non deve essere stato comunque agevole per nessuno. Ancor oggi, trent’anni dopo la loro chiusura, si può immaginarlo ponendoci davanti agli ingressi di quelle gallerie. Ho voluto raggiungerne due, a Rumelange (dove c’è anche il Musée National des Mines) e a Schifflange, alla porte di Esch Sur Alzette e l’emozione che ho provato è stata forte. Buchi nella montagna dove centinaia di uomini portavano ogni giorno la loro fatica, le loro speranze e, talvolta vi lasciavano la vita.  “Onore ai minatori morti nella notte delle gallerie,  restano vivi nei nostri cuori riconoscenti” è scritto su una lapide a Rumelange mentre a  Schifflange ho trovato dei lumini e una croce costruita con due rami; ringrazio la Signora Martine Harsch- Welter per avermi fatto da guida.


Tra i tanti capitoli della nostra storia economica sarebbe davvero opportuno, come cultura e riconoscenza, dedicarne uno a questo immane sacrificio compiuto da nostri connazionali che hanno dovuto lasciare gli affetti più cari, gli amici, il paese, per costruire onestamente un futuro e portare, anche lontani da casa, onore all’Italia.
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