Un solo dato per affermare che l'Italia deve scuotersi e dare vigore alla propria attività nell'Europarlamento: siamo, tra i paesi con maggiore popolazione*, quelli con la più alta percentuale di affluenza al voto: 58,7% vale a dire ATTENZIONE e RISPETTO alle sue funzioni.
I "concorrenti" non hanno raggiunto il 50%
Francia 43,5 %
Germania 47,9 %
Polonia 22,7%
Regno Unito 36%
Romania 32,16%
Spagna 45,9%
Ungheria 28,92%
*a parte il minor numero di elettori, non fanno testo Belgio e Lussemburgo perchè lì il votare è obbligatorio.
martedì 27 maggio 2014
venerdì 23 maggio 2014
ELEZIONI EUROPEE
L'edizione 2014 della consultazione elettorale è iniziata ieri con la chiamata alle urne di britannici e olandesi, oggi irlandesi e ceki, sabato i lettoni, i lussemburghesi, i maltesi e gli slovacchi. Domenica 25 maggio quelli degli altri paesi, Italia inclusa.
Per la prima volta i vari schieramenti hanno anche messo in evidenza il loro leader, candidati alla presidenza della Commissione europea che abbiamo conosciuto nella conferenza stampa di giovedi 15 ben condotta da Monica Maggioni: il greco Alexis Tsipras per la Sinistra Unita, Martin Schulz per i Socialisti e Democratici, il belga Guy Verhofstadt per liberaldemocratici, la tedesca Ska Keller per i Verdi europei e il lussemburghese Jean-Claude Juncker del Partito Popolare Europeo.
Proprio in Lussemburgo ho ripreso alcuni manifesti di questa campagna elettorale. (© proprietà riservata, vietata la riproduzione)
Per la prima volta i vari schieramenti hanno anche messo in evidenza il loro leader, candidati alla presidenza della Commissione europea che abbiamo conosciuto nella conferenza stampa di giovedi 15 ben condotta da Monica Maggioni: il greco Alexis Tsipras per la Sinistra Unita, Martin Schulz per i Socialisti e Democratici, il belga Guy Verhofstadt per liberaldemocratici, la tedesca Ska Keller per i Verdi europei e il lussemburghese Jean-Claude Juncker del Partito Popolare Europeo.
Proprio in Lussemburgo ho ripreso alcuni manifesti di questa campagna elettorale. (© proprietà riservata, vietata la riproduzione)
martedì 20 maggio 2014
GLI ITALIANI NELLE MINIERE
La recente
tragedia di Soma, in Turchia, ha riportato d’attualità l’arduo lavoro svolto da
migliaia di uomini in nazioni anche più vicine a noi: quanto accadde l'8 agosto
1956 a Marcinelle (nei pressi di Charleroi, in Belgio) è indelebile nella
nostra storia. Era la miniera "Bois du Cazier", dalle sue viscere si
estraeva carbone e quel giorno 262 minatori, di cui 136 italiani, rimasero
intrappolati a seguito di uno scoppio. Fu la pagina più drammatica di una serie
di disgrazie meno celebrate: furono complessivamente 867 i minatori italiani
morti dal 1946 al 1963, senza contare tutti coloro che ebbero l’esistenza minata
dalla silicosi. Risale invece all’inizio del secolo scorso, al 6 dicembre 1907,
il disastro a Monongah (West Virginia); mancano dati ufficiali ma si ipotizza
in 956 i minatori morti, di cui 171 italiani.
L’emigrazione
italiana in Belgio (che negli anni ’60 rappresentò il 44,2% della popolazione
straniera in quel paese) non fu un esodo avventuroso come talvolta lo si vuole
dipingere: fu il risultato degli accordi
bilaterali tra Italia e Belgio sottoscritti fin dal 1946 tra i due governi:
manodopera in cambio di carbone. Quell’anno furono 24.000 i nostri connazionali
che raggiunsero la Vallonia e oltre 46.000 due anni dopo. La Federazione
Carbonifera Belga, che a Milano aveva sede in piazza S.Ambrogio 3, pubblicizzò
largamente, mediante manifesti, le
“condizioni particolarmente vantaggiose offerte per il lavoro sotterraneo nelle
miniere belghe”.
Quello fu il
maggior impulso, come verso Torino per la Fiat, alla nostra migrazione che
cominciò ad interessare significativamente anche le regioni meridionali; prima
di allora le provenienze erano dalle campagne di Piemonte, Veneto e Friuli. Per
la cronaca il primo minatore italiano in Belgio fu il valdostano Léonard Louis
Bertollin (era il 1888). Proprio dieci anni fa, nell’aprile del 2004, a
Creutzwald in Lorena, chiuse l’ultima miniera di carbone; gli italiani
rappresentavano almeno il 50% della manodopera.
Sempre in Lorena ci sono, esattamente a Freyming-Merlebach, i due pozzi
più profondi per l’escavazione del carbone.
Poche decine
di km più a ovest abbiamo le Terres
rouges, un territorio collinare che
copre per circa 15 km la parte
meridionale del Lussemburgo; interessa principalmente
le città di Dudelange, Esch-sur-Alzette, Differdange e un piccolo lembo
orientale della Francia (zona di Audun-le-Tiche). Deve il suo nome ai minerali
ferrosi di cui è ricca; é lì che per una
settantina d’anni i minatori hanno scavato in lunghi cunicoli di buie miniere. Si
dice che, a differenza del carbone, estrarre il ferro sia meno pericoloso;
certamente lavorare di piccone per ore e ore in una miniera non deve essere
stato comunque agevole per nessuno. Ancor oggi, trent’anni dopo la loro
chiusura, si può immaginarlo ponendoci davanti agli ingressi di quelle
gallerie. Ho voluto raggiungerne due, a Rumelange (dove c’è anche il Musée National
des Mines) e a Schifflange, alla porte di Esch Sur Alzette e l’emozione che ho
provato è stata forte. Buchi nella montagna dove centinaia di uomini portavano
ogni giorno la loro fatica, le loro speranze e, talvolta vi lasciavano la vita. “Onore ai minatori morti nella notte delle
gallerie, restano vivi nei nostri cuori
riconoscenti” è scritto su una lapide a Rumelange mentre a Schifflange ho trovato dei lumini e una croce
costruita con due rami; ringrazio la Signora Martine Harsch- Welter per avermi
fatto da guida.
Tra i tanti
capitoli della nostra storia economica sarebbe davvero opportuno, come cultura e
riconoscenza, dedicarne uno a questo immane sacrificio compiuto da nostri
connazionali che hanno dovuto lasciare gli affetti più cari, gli amici, il
paese, per costruire onestamente un futuro e portare, anche lontani da casa,
onore all’Italia.
(testo e foto sono coperti dal diritto d'autore © proprietà riservata; ne è vietata la riproduzione senza mia specifica autorizzazione)
giovedì 17 aprile 2014
GIULIANO POLETTI, quel signor tra gli onorevoli (appello a Donato Marra)
Donato Marra
è, malgrado il suo riserbo, una tra le persone più importanti della gerarchia politica
italiana: è il segretario generale della Presidenza della Repubblica. Ha avuto
un momento di popolarità (e per me di simpatia) quando, nell’aprile del 2013 in
occasione del giuramento dei ministri del governo Letta, si domandò a bocca
aperta: “ma come si pronuncia Kyenge?”, e così lo udirono in molti. Qualche
giornale commentò, impropriamente, che Marra era incorso in uno svarione, aveva
commesso una gaffe. Io invece la pensai come lui: sentire storpiare il proprio nome, soprattutto in un’occasione
così importante, darebbe fastidio a chiunque, pertanto il dubbio del Segretario era lecito.
Marra, che
vanta una laurea con lode e un’esperienza “nel Palazzo” di primordine, mi ha
lasciato tuttavia perplesso in occasione dell’ultimo giuramento, quello dei
ministri del governo Renzi (febbraio 2014). Tutti possono rivedere le varie
fasi della cerimonia su YouTube e riascoltare la voce del segretario Marra che
chiama al giuramento e alla firma: “Dottor Matteo Renzi, onorevole avvocato
Marisa Elena Boschi, onorevole dottoressa Maria Anna Madia,…” e via via fino all’"Onorevole dottor Maurizio
Lupi..." seguito subito dopo da “Signor Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle
Politiche sociali”: nessun titolo ma Marra non si era sbagliato, Poletti è infatti un perito agrario, diplomato quindi al pari di un geometra o un ragioniere, però non si dice "perito agrario Poletti". Sarebbe stato lo stesso per Beatrice Lorenzin (diploma liceo classico) e Andrea Orlando (maturità scientifica), solo che, quali deputati, Marra li ha chiamati onorevoli.
Quel semplice (?) Signor in mezzo a vari titoli e appellativi a me è sembrata una stonatura e credo l'abbia pensato anche il dottor Marra che stavolta si sarà domandato (a bocca chiusa) “ma perché tutti ste onorevoli, avvocati e dottori e ora solo signor?” Me lo domando anch’io e lo chiedo al Segretario generale del Quirinale: “Ma perché non la smettiamo di utilizzare, spesso impropriamente, l'aggettivo onorevole? Dalla Sua posizione faccia emanare una disposizione affinché l’appellativo onorevole sparisca dai testi ufficiali. Oltretutto, come Lei certamente sa, è pure un vanitoso riappropriarsi di quanto fu abolito nel marzo 1939".
*
L'autorevole Enciclopedia Treccani così definisce Onorevole "è appellativo riservato ai membri del Parlamento, deputati e senatori (abbreviato di solito in on.)". Appellativo, non titolo.
Quel semplice (?) Signor in mezzo a vari titoli e appellativi a me è sembrata una stonatura e credo l'abbia pensato anche il dottor Marra che stavolta si sarà domandato (a bocca chiusa) “ma perché tutti ste onorevoli, avvocati e dottori e ora solo signor?” Me lo domando anch’io e lo chiedo al Segretario generale del Quirinale: “Ma perché non la smettiamo di utilizzare, spesso impropriamente, l'aggettivo onorevole? Dalla Sua posizione faccia emanare una disposizione affinché l’appellativo onorevole sparisca dai testi ufficiali. Oltretutto, come Lei certamente sa, è pure un vanitoso riappropriarsi di quanto fu abolito nel marzo 1939".
*
L'autorevole Enciclopedia Treccani così definisce Onorevole "è appellativo riservato ai membri del Parlamento, deputati e senatori (abbreviato di solito in on.)". Appellativo, non titolo.
mercoledì 9 aprile 2014
GIOVANI ITALIANI: un ceffone ai loro detrattori
Ho appena ricevuto una mail che mi ha scritto un conoscente (da questo momento Amico). E' giovane, mi scrive da Brighton (Inghilterra) dove si è trasferito cercando un lavoro, una riscossa, una maggior valenza al suo mestiere di esperto in informatica. Ecco un brano del suo messaggio: "Solo qua a Brighton ho perso il conto degli italiani che incrocio
quotidianamente, tutti giovani che provano a trovare lavoro qui.
Disposti, anche con una o due lauree in tasca, a fare i lavapiatti qui
per guadagnare qualcosa!"
Un sonoro schiaffo morale a tuitti coloro che, standosene in panciolle in casa nostra, magari pagati da denaro pubblico, gridano ai quattro venti che i nostri giovani sono pigri, non hanno voglia di lavorare.
Un'offesa vergognosa, un'altra di quelle che, ingiustamente, mettono in ombra il nostro Paese e la sua Gente.
Un sonoro schiaffo morale a tuitti coloro che, standosene in panciolle in casa nostra, magari pagati da denaro pubblico, gridano ai quattro venti che i nostri giovani sono pigri, non hanno voglia di lavorare.
Un'offesa vergognosa, un'altra di quelle che, ingiustamente, mettono in ombra il nostro Paese e la sua Gente.
lunedì 31 marzo 2014
IL PRIMO SOLDO GUADAGNATO E' QUELLO RISPARMIATO
E' un saggio adagio che ci accompagna da generazioni; torna però più frequentemente sulle nostre labbra adesso che i guadagni alloggiano fra i ricordi e occorre risparmiare.
Bastasse intervenire su una sola voce di spesa sarebbe più semplice, ma non è così. Allora ecco che l'uso dell'automobile si fa ancor più oculato, lavatrice e lavastoviglie sono messe in moto solo quando piene, appena posso preferisco usare il telefono fisso perchè le chiamate mi costano meno, ogni volta che lascio una stanza ho cura di spegnere la luce alle mie spalle. Faccio male?
Dopo essermi accorto che il consegnare la carta di credito al negoziante non mi faceva sentire molto l'onere di quanto pagavo, ho ripreso l'abitudine di fare la spesa pagando in contanti. Così mi sono scoperto parsimonioso; ne ha guadagnato la dispensa, ora meno affollata. Un contributo a questa decisione l'ho avuto quando, cercando un prodotto, ne ho scoperti alcuni di cui avevo dimenticato l'acquisto. Quando ho letto la data della scadenza mi sono ...spettinato. Con un certo timore ho fatto l'inventario delle giacenze e mi sono rimproverato: avevo fatto grandi acquisti solleticato dallo sconto, ma gli scarti stavano azzerando l' "affare". Allora ecco riaffacciarsi l'antico ma inossidabile proverbio: "il primo soldo guadagnato è quello risparmiato". Mi sa che qualche saggia nonnina deve averlo ricordato anche a Matteo Renzi, riuscirà però a convincere tutti gli altri?
Bastasse intervenire su una sola voce di spesa sarebbe più semplice, ma non è così. Allora ecco che l'uso dell'automobile si fa ancor più oculato, lavatrice e lavastoviglie sono messe in moto solo quando piene, appena posso preferisco usare il telefono fisso perchè le chiamate mi costano meno, ogni volta che lascio una stanza ho cura di spegnere la luce alle mie spalle. Faccio male?
Dopo essermi accorto che il consegnare la carta di credito al negoziante non mi faceva sentire molto l'onere di quanto pagavo, ho ripreso l'abitudine di fare la spesa pagando in contanti. Così mi sono scoperto parsimonioso; ne ha guadagnato la dispensa, ora meno affollata. Un contributo a questa decisione l'ho avuto quando, cercando un prodotto, ne ho scoperti alcuni di cui avevo dimenticato l'acquisto. Quando ho letto la data della scadenza mi sono ...spettinato. Con un certo timore ho fatto l'inventario delle giacenze e mi sono rimproverato: avevo fatto grandi acquisti solleticato dallo sconto, ma gli scarti stavano azzerando l' "affare". Allora ecco riaffacciarsi l'antico ma inossidabile proverbio: "il primo soldo guadagnato è quello risparmiato". Mi sa che qualche saggia nonnina deve averlo ricordato anche a Matteo Renzi, riuscirà però a convincere tutti gli altri?
mercoledì 26 marzo 2014
"NO AI TAGLI IMMOTIVATI". E quelli alle pensioni?
Oggi, mentre era in visita all'ANSA, il Capo dello Stato è stato esplicito: "No ai tagli immotivati di spesa. La spending review dovrebbe intervenire con capacità selettiva; bisogna passare a tagli ragionati in base ad un nuovo ordine di priorità".
E tutti hanno pensato si riferisse (ad esempio) alla riduzione degli F35; a me piace invece associare a questo auspicio del presidente Napolitano la più volta annunciata riduzione delle pensioni che sono un'assoluta priorità per le famiglie italiane, cioè per il Paese. Il popolo dei pensionati non ha la possibilità di dare clamore alla propria protesta, gli resta solo l'amarezza di constatare la disinvoltura con cui il mondo della politica attinga a larghe disponibilità finanziarie (denaro dei contribuenti) che si è approvate ignorando i drammi famigliari della gente "comune". Sconcerta che il commissario Cottarelli, dopo aver constatato gli eccessi di spese nella politica e non chiudendo gli occhi di fronte alle ormai frequenti denunce di peculato e malversazione, abbia previsto tagli alle pensioni. No Dottor Cottarelli, un uomo della sua cultura ed esperienza finanziaria, non può proporci sacrifici in quel settore che ha già subito piccoli ma significativi tagli. L'ho già scritto in altri miei post: non vanno consideati gli importi al lordo ma al netto, a quanto entra realmente nelle tasche del pensionato che, molto spesso, deve sostenere i figli.
Molto realistica la proposta di Giorgia Meloni (FdI): "Non si tocchino le pensioni fino a 5mila euro lordi e si verifichi quanto della quota eccedente deriva da contributivo o retributivo".
In caso contrario così si interpreti l'auspicio del Presidente della Repubblica: il taglio alle pensioni sarebbe immotivato.
E tutti hanno pensato si riferisse (ad esempio) alla riduzione degli F35; a me piace invece associare a questo auspicio del presidente Napolitano la più volta annunciata riduzione delle pensioni che sono un'assoluta priorità per le famiglie italiane, cioè per il Paese. Il popolo dei pensionati non ha la possibilità di dare clamore alla propria protesta, gli resta solo l'amarezza di constatare la disinvoltura con cui il mondo della politica attinga a larghe disponibilità finanziarie (denaro dei contribuenti) che si è approvate ignorando i drammi famigliari della gente "comune". Sconcerta che il commissario Cottarelli, dopo aver constatato gli eccessi di spese nella politica e non chiudendo gli occhi di fronte alle ormai frequenti denunce di peculato e malversazione, abbia previsto tagli alle pensioni. No Dottor Cottarelli, un uomo della sua cultura ed esperienza finanziaria, non può proporci sacrifici in quel settore che ha già subito piccoli ma significativi tagli. L'ho già scritto in altri miei post: non vanno consideati gli importi al lordo ma al netto, a quanto entra realmente nelle tasche del pensionato che, molto spesso, deve sostenere i figli.
Molto realistica la proposta di Giorgia Meloni (FdI): "Non si tocchino le pensioni fino a 5mila euro lordi e si verifichi quanto della quota eccedente deriva da contributivo o retributivo".
In caso contrario così si interpreti l'auspicio del Presidente della Repubblica: il taglio alle pensioni sarebbe immotivato.
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