venerdì 23 maggio 2014

ELEZIONI EUROPEE

L'edizione 2014 della consultazione elettorale è iniziata ieri con la chiamata alle urne di britannici e olandesi, oggi irlandesi e ceki, sabato i lettoni, i lussemburghesi, i maltesi e gli slovacchi. Domenica 25 maggio quelli degli altri paesi, Italia inclusa.

Per la prima volta i vari schieramenti hanno anche messo in evidenza il loro leader, candidati alla presidenza della Commissione europea che abbiamo conosciuto nella conferenza stampa di giovedi 15 ben condotta da Monica Maggioni: il greco Alexis Tsipras per la Sinistra Unita, Martin Schulz per i Socialisti e Democratici, il belga Guy Verhofstadt per liberaldemocratici, la tedesca Ska Keller per i Verdi europei e il lussemburghese Jean-Claude Juncker del Partito Popolare Europeo.
Proprio in Lussemburgo ho ripreso alcuni manifesti di questa campagna elettorale. (© proprietà riservata, vietata la riproduzione)




martedì 20 maggio 2014

GLI ITALIANI NELLE MINIERE



La recente tragedia di Soma, in Turchia, ha riportato d’attualità l’arduo lavoro svolto da migliaia di uomini in nazioni anche più vicine a noi: quanto accadde l'8 agosto 1956 a Marcinelle (nei pressi di Charleroi, in Belgio) è indelebile nella nostra storia. Era la miniera "Bois du Cazier", dalle sue viscere si estraeva carbone e quel giorno 262 minatori, di cui 136 italiani, rimasero intrappolati a seguito di uno scoppio. Fu la pagina più drammatica di una serie di disgrazie meno celebrate: furono complessivamente 867 i minatori italiani morti dal 1946 al 1963, senza contare tutti coloro che ebbero l’esistenza minata dalla silicosi. Risale invece all’inizio del secolo scorso, al 6 dicembre 1907, il disastro a Monongah (West Virginia); mancano dati ufficiali ma si ipotizza in 956 i minatori morti, di cui 171 italiani.


L’emigrazione italiana in Belgio (che negli anni ’60 rappresentò il 44,2% della popolazione straniera in quel paese) non fu un esodo avventuroso come talvolta lo si vuole dipingere: fu il risultato degli  accordi bilaterali tra Italia e Belgio sottoscritti fin dal 1946 tra i due governi: manodopera in cambio di carbone. Quell’anno furono 24.000 i nostri connazionali che raggiunsero la Vallonia e oltre 46.000 due anni dopo. La Federazione Carbonifera Belga, che a Milano aveva sede in piazza S.Ambrogio 3, pubblicizzò largamente,  mediante manifesti, le “condizioni particolarmente vantaggiose offerte per il lavoro sotterraneo nelle miniere belghe”.  

Quello fu il maggior impulso, come verso Torino per la Fiat, alla nostra migrazione che cominciò ad interessare significativamente anche le regioni meridionali; prima di allora le provenienze erano dalle campagne di Piemonte, Veneto e Friuli. Per la cronaca il primo minatore italiano in Belgio fu il valdostano Léonard Louis Bertollin (era il 1888). Proprio dieci anni fa, nell’aprile del 2004, a Creutzwald in Lorena, chiuse l’ultima miniera di carbone; gli italiani rappresentavano almeno il 50% della manodopera.  Sempre in Lorena ci sono, esattamente a Freyming-Merlebach, i due pozzi più profondi per l’escavazione del carbone.


Poche decine di km più a ovest abbiamo le Terres rouges, un territorio  collinare che copre per circa  15 km la parte meridionale del Lussemburgo;  interessa principalmente le città di Dudelange, Esch-sur-Alzette, Differdange e un piccolo lembo orientale della Francia (zona di Audun-le-Tiche). Deve il suo nome ai minerali ferrosi di cui è ricca;  é lì che per una settantina d’anni i minatori hanno scavato in lunghi cunicoli di buie miniere. Si dice che, a differenza del carbone, estrarre il ferro sia meno pericoloso; certamente lavorare di piccone per ore e ore in una miniera non deve essere stato comunque agevole per nessuno. Ancor oggi, trent’anni dopo la loro chiusura, si può immaginarlo ponendoci davanti agli ingressi di quelle gallerie. Ho voluto raggiungerne due, a Rumelange (dove c’è anche il Musée National des Mines) e a Schifflange, alla porte di Esch Sur Alzette e l’emozione che ho provato è stata forte. Buchi nella montagna dove centinaia di uomini portavano ogni giorno la loro fatica, le loro speranze e, talvolta vi lasciavano la vita.  “Onore ai minatori morti nella notte delle gallerie,  restano vivi nei nostri cuori riconoscenti” è scritto su una lapide a Rumelange mentre a  Schifflange ho trovato dei lumini e una croce costruita con due rami; ringrazio la Signora Martine Harsch- Welter per avermi fatto da guida.


Tra i tanti capitoli della nostra storia economica sarebbe davvero opportuno, come cultura e riconoscenza, dedicarne uno a questo immane sacrificio compiuto da nostri connazionali che hanno dovuto lasciare gli affetti più cari, gli amici, il paese, per costruire onestamente un futuro e portare, anche lontani da casa, onore all’Italia.
(testo e foto sono coperti dal diritto d'autore © proprietà riservata; ne è vietata la riproduzione senza mia specifica autorizzazione)

giovedì 17 aprile 2014

GIULIANO POLETTI, quel signor tra gli onorevoli (appello a Donato Marra)



Donato Marra è, malgrado il suo riserbo, una tra le persone più importanti della gerarchia politica italiana: è il segretario generale della Presidenza della Repubblica. Ha avuto un momento di popolarità (e per me di simpatia) quando, nell’aprile del 2013 in occasione del giuramento dei ministri del governo Letta, si domandò a bocca aperta: “ma come si pronuncia Kyenge?”, e così lo udirono in molti. Qualche giornale commentò, impropriamente, che Marra era incorso in uno svarione, aveva commesso una gaffe. Io invece la pensai come lui: sentire storpiare il proprio nome, soprattutto in un’occasione così importante, darebbe fastidio a chiunque, pertanto il dubbio del Segretario era lecito.
Marra, che vanta una laurea con lode e un’esperienza “nel Palazzo” di primordine, mi ha lasciato tuttavia  perplesso in occasione dell’ultimo giuramento, quello dei ministri del governo Renzi (febbraio 2014). Tutti possono rivedere le varie fasi della cerimonia su YouTube e riascoltare la voce del segretario Marra che chiama al giuramento e alla firma: “Dottor Matteo Renzi, onorevole avvocato Marisa Elena Boschi, onorevole dottoressa Maria Anna Madia,…”  e via via fino all’"Onorevole dottor Maurizio Lupi..." seguito subito dopo da “Signor Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali”: nessun titolo ma Marra non si era sbagliato, Poletti è infatti un perito agrario, diplomato quindi al pari di un geometra o un ragioniere, però non si dice "perito agrario Poletti". Sarebbe stato lo stesso per Beatrice Lorenzin (diploma liceo classico) e Andrea Orlando (maturità scientifica), solo che, quali deputati, Marra li ha chiamati onorevoli.
Quel semplice (?) Signor in mezzo a vari titoli e appellativi a me è sembrata una stonatura e credo l'abbia pensato anche il dottor  Marra che stavolta si sarà domandato (a bocca chiusa) “ma perché tutti ste onorevoli, avvocati e dottori e ora solo signor?” Me lo domando anch’io e lo chiedo al Segretario generale del Quirinale: “Ma perché non la smettiamo di utilizzare, spesso impropriamente, l'aggettivo onorevole? Dalla Sua posizione faccia emanare una disposizione affinché l’appellativo onorevole sparisca dai testi ufficiali. Oltretutto, come Lei certamente sa, è pure un vanitoso riappropriarsi di quanto fu abolito nel marzo 1939". 
*
L'autorevole Enciclopedia Treccani così definisce Onorevole "è appellativo riservato ai membri del Parlamento, deputati e senatori (abbreviato di solito in on.)". Appellativo, non titolo. 


mercoledì 9 aprile 2014

GIOVANI ITALIANI: un ceffone ai loro detrattori

Ho appena ricevuto una mail che mi ha scritto un conoscente (da questo momento Amico). E' giovane, mi scrive da Brighton (Inghilterra) dove si è trasferito cercando un lavoro, una riscossa, una maggior valenza al suo mestiere di esperto in informatica. Ecco un brano del suo messaggio: "Solo qua a Brighton ho perso il conto degli italiani che incrocio quotidianamente, tutti giovani che provano a trovare lavoro qui. Disposti, anche con una o due lauree in tasca, a fare i lavapiatti qui per guadagnare qualcosa!"
Un sonoro schiaffo morale a tuitti coloro che, standosene in panciolle in casa nostra, magari pagati da denaro pubblico, gridano ai quattro venti che i nostri giovani sono pigri, non hanno voglia di lavorare.
Un'offesa vergognosa, un'altra di quelle che, ingiustamente, mettono in ombra il nostro Paese e la sua Gente.

lunedì 31 marzo 2014

IL PRIMO SOLDO GUADAGNATO E' QUELLO RISPARMIATO

E' un  saggio adagio che ci accompagna da generazioni; torna però più frequentemente sulle nostre labbra adesso che i guadagni alloggiano fra i ricordi e occorre risparmiare. 
Bastasse intervenire su una sola voce di spesa sarebbe più semplice, ma non è così. Allora ecco che l'uso dell'automobile si fa ancor più oculato, lavatrice e lavastoviglie sono messe in moto solo quando piene, appena posso preferisco usare il telefono fisso perchè le chiamate mi costano meno, ogni volta che lascio una stanza ho cura di spegnere la luce alle mie spalle. Faccio male?
Dopo essermi accorto che il consegnare la carta di credito al negoziante non mi faceva sentire molto l'onere di quanto pagavo, ho ripreso l'abitudine di fare la spesa pagando in contanti. Così mi sono scoperto parsimonioso; ne ha guadagnato la dispensa, ora meno affollata. Un contributo a questa decisione l'ho avuto quando, cercando un prodotto, ne ho scoperti alcuni di cui avevo dimenticato l'acquisto. Quando ho letto la data della scadenza mi sono ...spettinato. Con un certo timore ho fatto l'inventario delle giacenze e mi sono rimproverato: avevo fatto grandi acquisti solleticato dallo sconto, ma gli scarti stavano azzerando l' "affare". Allora ecco riaffacciarsi l'antico ma inossidabile proverbio: "il primo soldo guadagnato è quello risparmiato". Mi sa che qualche saggia nonnina deve averlo ricordato anche a Matteo Renzi, riuscirà però a convincere tutti gli altri?

mercoledì 26 marzo 2014

"NO AI TAGLI IMMOTIVATI". E quelli alle pensioni?

Oggi, mentre era in visita all'ANSA, il Capo dello Stato è stato esplicito: "No ai tagli immotivati di spesa. La spending review dovrebbe intervenire con capacità selettiva; bisogna passare a tagli ragionati in base ad un nuovo ordine di priorità".
E tutti hanno pensato si riferisse (ad esempio) alla riduzione degli F35; a me piace invece associare a questo auspicio del presidente Napolitano la più volta annunciata riduzione delle pensioni che sono un'assoluta priorità per le famiglie italiane, cioè per il Paese. Il popolo dei pensionati non ha la possibilità di dare clamore alla propria protesta, gli resta solo l'amarezza di constatare la disinvoltura con cui il mondo della politica attinga a larghe disponibilità finanziarie (denaro dei contribuenti) che si è approvate ignorando i drammi famigliari della gente "comune". Sconcerta che il commissario Cottarelli, dopo aver constatato gli eccessi di spese nella politica e non chiudendo gli occhi di fronte alle ormai frequenti denunce di peculato e malversazione, abbia previsto tagli alle pensioni. No Dottor Cottarelli, un uomo della sua cultura ed esperienza finanziaria, non può proporci sacrifici in quel settore che ha già subito piccoli ma significativi tagli. L'ho già scritto in altri miei post: non vanno consideati gli importi al lordo ma al netto, a quanto entra realmente nelle tasche del pensionato che, molto spesso, deve sostenere i figli. 
Molto realistica la proposta di Giorgia Meloni (FdI): "Non si tocchino le pensioni fino a 5mila euro lordi e si verifichi quanto della quota eccedente deriva da contributivo o retributivo".
In caso contrario così si interpreti l'auspicio del Presidente della Repubblica: il taglio alle pensioni sarebbe immotivato.

sabato 22 marzo 2014

ALTERNATIVA AGLI STRAPAGATI DIRIGENTI DI STATO

Secondo i piani del Presidente del Consiglio, per ridurre la spesa pubblica c'è anche quella di tagliare i compensi ai "super manager" di Stato.  Probabilmente la gran parte degli Italiani sarebbe rimasta all'oscuro di quanto questi signori percepiscono fino a quando l'Ing Mauro Moretti, dal 2006 a.d. delle Ferrovie dello Stato, non avesse sbottato "Se mi tagliano lo stipendio sono pronto ad andarmene".
Abbiamo così appreso che l'Ing Moretti percepisce 850mila euro all'anno (poco più di 2300 euro al giorno*)   
Matteo Renzi avrebbe commentato: "Quando Moretti avrà letto bene le mie intenzioni capirà e sarà d'accordo con me".
Un poco diversa invece l'opinione del ministro Maurizio Lupi: "Se vuole andarsene è libero di farlo": la considero in linea con quello che avrebbe dichiarato la maggior parte dei consigli d'amministrazione di aziende private che certo mal sopporterebbero una dicharazione di insofferenza da parte di un loro stipendiato.
Con tutto il rispetto per l'Ing Moretti il confrontare poi il proprio stipendio con quello del pari grado delle DB (Deutsche Bahn), le più importanti d'Europa, poteva risparmiarselo perchè qualche commentatore alquanto critico è andato subito a fare le pulci confrontando ampiezza delle due reti, i rispettivi fatturati, eccetera.
Probabilmente Moretti è la voce di altri superpagati dirigenti; a lui e agli altri un'esortazione: se una riduzione di stipendio è insoddisfacente hanno tutta la libertà di andarsene per approdare ad aziende che possano soddisfare le loro attese: auguri.
Al loro posto, caro presidente Renzi, faccia rientrare in Italia almeno un centinaio di nostri connazionali che si stanno facendo onore all'estero: costerebbero certamente meno e sarebbero orgogliosi di tornare in Patria e contribuire con le loro capacità manageriali a risollevare il Paese. Là, confrontandosi con una qualificata concorrenza, si sono fatti stimare perchè c'è la meritocrazia, qui la PARTITOCRAZIA.


* pensioni di pari importo lordo mensile sono al limite per vedersi bloccata la pure minima indicizzazione al costo della vita.